Archive for aprile, 2009

Prometeo energy è un’azienda di Rimini che si occupa di istallazione di pannelli solari e progettazione di impianti fotovoltaici.

L’obiettivo di tale impresa è creare un nuovo approccio a queso tipo di tecnologia portandola ad essere più accessibile a tutti e non appannagio di pochi come invece è ora.

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Bueno, pues algo alegrarnos un poco: un compatriota, D. Luis Echevarria que ha dirigido el Departamento de Energia Nuclear de la OCDE en Paris, esta nominado como candidato de consenso para dirigir este organismo sustituyendo al Sr. El Baradei.

Esto viene del New York Times



Santa Maria Capua Vetere(Ce)- Ambiente, salute, democrazia  strategie di SOPRAVVIVENZA. I politici n
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La linea rossa, l’autobus urbano inaugurato a Pordenone qualche tempo fa, pare non andare trop
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Non è il destino cinico e baro che fa sistematicamente aumentare i costi delle grandi opere, e nemme
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Altroconsumo ha analizzato 19 modelli per valutare l’impatto ambientale, la presenza di sostanze nocive e la possibilità di riciclarli: oltre la metà non ha passato il test

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di RITA CELI

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C’È chi vorrebbe distruggerlo perché squilla troppo, c’è invece chi vorrebbe vederlo sparire per quella telefonata che non arriva mai. C’è poi chi lo getta via solo per acquistarne uno nuovo. Qualunque sia la fine di un telefonino, il vero problema è che non sarà facile distruggerlo e soprattutto riciclarlo. Lo dimostra un’inchiesta di Altroconsumo pubblicata nel numero di maggio che ha preso in esame 19 apparecchi tra le marche più diffuse (9 monoblocco e 10 a scorrimento) e ne ha verificato l’impatto ambientale: il risultato è che oltre la metà non sono riciclabili e quindi ecocompatibili.

L’inchiesta, precisa l’associazione di consumatori, intende valutare la compatibilità ambientale delle diverse fasi del ciclo di vita del telefonino, dalla produzione, imballaggio, accessori, consumi e smaltimento, limitandosi a fotografare il fenomeno senza voler dare valutazioni sui prodotti, di cui non indica nemmeno il prezzo.

“Il rischio ecologico è fondato”, scrive Altroconsumo spiegando con alcune cifre l’entità del pericolo: “per costruire 100 grammi di telefonino occorrono 30 chilogrammi di materiali, molti dei quali tossici e dannosi per l’ambiente”. Ancora più imponente il mercato della telefonia mobile che produce esemplari a getto continuo: “Solo in Italia si vendono 17 milioni di cellulari all’anno, apparecchi dalla vita brevissima: mediamente 18 mesi”.

I produttori di telefonini lavorano su estetica e hi-tech senza dare alcun valore a “questioni ambientali o all’impatto negativo delle loro scelte”. Dal punto di vista normativo, precisa l’inchiesta, “nessuno dei 19 cellulari esaminati presenta problemi, tutti i produttori rispettano la legge”. Ed è proprio la legislazione “ancora troppo permissiva” l’anello debole su cui punta il dito l’associazione dei consumatori.


L’esame dei telefonini è iniziato con l’analisi e il peso dei materiali a partire dalle confezioni, cavetti e accessori compresi. Poi si è passati alla fase di smontaggio delle varie componenti, quindi il cellulare è stato sminuzzato in particelle di 4 millimetri per poter effettuare l’analisi chimica per rilevare la presenza di sostanze nocive.

Decisiva nella valutazione la presenza di piombo e di metalli nocivi non contemplati nella normativa Ue, come il nichel, riscontrato in “quantità significativa” in 12 modelli su diciannove, pur essendo un metallo da evitare, scrive Altroconsumo, “perché può sviluppare reazioni allergiche (non sugli utenti, ma su chi ne entra in contatto in fase di produzione o smaltimento)”. Stesso discorso per la presenza di composti organici volatili (Cov), “sostanze contenute in colle, vernici e plastiche mal fatte che vengono poi rilasciate per lenta emissione” che dimostrano l’uso di materiali scadenti che “rappresentano un limite alla riciclabilità degli apparecchi, oltre che un rischio per i lavoratori”.

Passando alla fase di smaltimento, Altroconsumo spiega che “un telefonino facilmente smontabile si traduce nella possibilità di riciclare le varie parti che lo compongono”. Purtroppo, prosegue l’inchiesta, “questa condizione si verifica solo nel 50 per cento degli apparecchi, sia perché sono difficilmente smontabili (le componenti non sono tenute insieme a incastro ma per mezzo di colle e viti) sia per la natura intrinseca dei materiali usati, non riciclabili”.

Che sia possibile limitare l’uso di sostanze nocive, sottolinea l’inchiesta, lo dimostra il Motorola W230, unico telefonino che ha passato il test con il segno + (equivalente a Buono). Gli altri esemplari che hanno raggiunto la sufficienza (Accettabile) sono monoblocco, in gran parte prodotti in Cina: Sony Ericsson J120i, Sony Ericsson T280i, Lg Kp130, Lg Kp100, Nokia 1650, Samsung Sgh-M110, Samsung Sgh-C180. Tra i monoblocco l’unico “Mediocre” risulta il Nokia 2600 Classic. Tra quelli a scorrimento l’unico “Accettabile” è Lg Kf 600, tutti gli altri passano il test con “Mediocre” (Samsung Sgh-F330, Motorola RizrZ8, Samsung Sgh-U700, Sony Ericsson W580i, Nokia 6210 Navigator, Sony Ericsson W760i, Lg Km500, Motorola MotoZ10, Nokia 7610Supernova).

L’inchiesta dimostra in maniera evidente che i modelli a scorrimento sono “meno ecocompatibili” di quelli monoblocco. Altroconsumo si augura quindi che le aziende migliorino il loro status ecologico e suggerisce alcuni obiettivi da raggiungere con il minimo sforzo: sostituire il caricabatterie con un caricatore usb, vendere separatamente gli accessori e renderli utilizzabili su tutti i modelli, ridurre la confezione e i manuali, usare solo plastiche riciclabili e rendere possibile l’uso di due sim card contemporaneamente per evitare un secondo telefonino. Infine, il cellulare fuori uso non va gettato nella spazzatura ma nelle “piazzole ecologiche” allestite dalle aziende di nettezza urbana oppure, quando è possibile, consegnarlo al negozio dove si è acquistato il nuovo telefonino.

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30 aprile 2009
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Texto: Greenpeace

A Câmara dos Deputados aprovou na semana passada uma medida feita sob encomenda para acelerar as obras de infra-estrutura previstas no PAC (Plano de Aceleração do Crescimento), capitaneado pela ministra-chefe da Casa Civil, Dilma Rousseff.

Em um ato de oportunismo político, o deputado petista José Guimarães (CE) “enxertou” na Medida Provisória (MP) 452 uma emenda que dispensa de licenciamento ambiental prévio as obras em rodovias brasileiras. Originalmente, a MP 452 tinha como propósito modificar a lei que cria o Fundo Soberano do Brasil (FSB). Como se não bastasse, a emenda estabelece ainda prazo máximo de 60 dias para a concessão da licença de instalação. Ao final desse prazo, a licença será automática.

A destruição da Amazônia não provoca apenas perda acelerada da biodiversidade e impactos no modo de vida da população local. O desmatamento é também a principal fonte de emissões de gases do efeito estufa no Brasil, colocando o país na posição de quarto maior poluidor do clima global.

Várias iniciativas como essa e o Projeto Floresta Zero, em tramitação no Congresso Nacional, colocam em xeque as metas de redução de desmatamento assumidas internacionalmente pelo governo brasileiro no Plano Nacional de Mudanças Climáticas. A MP 458 segue agora para o Senado e, se aprovada, pode causar danos sem precedentes ao meio ambiente, em particular à Amazônia e ao clima global.

O futuro da floresta – e das futuras gerações – depende das escolhas que fazemos hoje. Diga aos senadores que você é contra a aprovação desta emenda e a favor do desmatamento zero.

Zerar o desmatamento é a principal contribuição do Brasil na luta contra as mudanças climáticas. Clique aqui e participe! Seu gesto vai fazer a diferença!

Postado por Flávio Croffi

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 Queste pagine vorrebbero contribuire con alcune informazioni di sintesi al lavoro dei tanti che nel
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SAN NICOLA LA STRADA(Ce) - (di Nunzio De Pinto) Nel silenzio generale è passato in questo ultimo 25
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Castel Volturno(Ce)- Egr. Presidente Ragosta, chi Le scrive è da anni impegnato sul territorio del L
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