


Archive for giugno, 2009
I revisori della Price-Waterhouse Coopers presentano in commissione Bilancio, a Palazzo Marino le loro conclusione sulla gestione della società. E spiegano come sia stato possibile accumulare milioni…
[ Leggi il resto della notizia sul sito: http://deamaltea.wordpress.com ]
In Italia l’inquinamento atmosferico sta diventando un fenomeno sempre più preoccupante, per le conseguenze che esso genera sulla salute delle persone. Le aree maggiormente sottoposte a rischio sono quelle in prossimità delle grandi città di Roma, Milano, Torino. Secondo uno studio del 2004 dell’Unione italiana per la pneumologia (Uip), almeno 12.000 italiani sono uccisi dallo smog ogni anno, di cui 1.500 nelle grandi città. Oggi il tumore ai polmoni è la prima causa di morte per cancro. In Italia il 39% delle morti oncologiche tra gli uomini ed il 19% tra le donne sono causate dal cancro ai polmoni. Le cause di tali patologie sono da ricondurre a stili di vita errati, comportamenti dannosi come il fumo delle sigarette, e l’eccessivo traffico delle automobili. Il problema della scarsa qualità dell’aria urbana non è determinato da un cocktail di inquinanti molto dannosi, all’interno del quale giocano un ruolo importante le polveri sottili. La quantità di polveri che vengono inalate da ciascun individuo dipendono da vari fattori, fra cui la concentrazione di particelle nell’aria e la frequenza respiratoria dell’individuo stesso. Le particelle liquide o solubili possono essere assorbite dai tessuti in qualsiasi punto dove si depositano e provocare dei danni intorno a tale punto, se sono corrosive o radioattive o in grado di avviare qualsiasi azione locale.
Le particelle insolubili possono essere trasportate, in base alle loro dimensioni, verso altre parti del tratto respiratorio o del corpo, dove possono essere assorbite o provocare danni biologico.
L´inquinamento atmosferico non produce danni soltanto sull’apparato respiratorio; bensì è in grado di generare altri disturbi a livello più generale. Ad esempio, gli idrocarburi volatili e il monossido di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello ed altri organi tramite il sangue, così come le particelle di metalli di dimensioni piccolissime raggiungono il sangue e si possono depositare nelle ossa, nei denti e nei reni. Già piccole quantità di piombo hanno effetti sulle facoltà cerebrali dei bambini. Il particolato infine provoca effetti anche sul sistema cardiocircolatorio. Gli studi epidemiologici, nel corso degli anni, hanno evidenziato che, quanto più e´ alta la concentrazione di particelle inquinanti nell’aria, tanto maggiore è l´effetto sulla salute della popolazione. Nella maggior parte di questi studi l´inquinamento atmosferico e´ stato determinato dalla presenza nell´aria delle particelle in sospensione, di ossidi di azoto (NOx), di anidride solforosa (SO2) e di monossido di carbonio (CO).
Tuttavia, nell’insieme degli studi, le particelle in sospensione (e soprattutto le frazioni di più piccole dimensioni come il PM10 e il PM2,5) sono risultate l´indicatore di qualità dell’aria più consistentemente associato con una serie di effetti avversi sulla salute. Allo stato attuale delle conoscenze, secondo l´Organizzazione Mondiale della Sanità non e´ possibile fissare una soglia di esposizione al di sotto della quale certamente non si verificano nella popolazione degli effetti avversi sulla salute. Non esiste quindi una soglia di sicurezza. Recenti studi indicano inoltre che l´esposizione acuta (cioè grandi concentrazioni in poco tempo) a particelle in sospensione contenenti metalli (come quando vengono bruciati combustibili fossili come carburanti) possono causare svariati tipi di infiammazione delle vie respiratorie e problemi al sistema cardiovascolare. Nelle persone sensibili (come gli asmatici e le persone con malattie polmonari e cardiache preesistenti), esse possono causare una diminuzione della funzione polmonare (con sintomi quali tosse o asma), nonché alterazioni dei meccanismi di coagulazione del sangue e problemi cardiaci. Anche i neonati e i bambini risultano essere popolazioni potenzialmente suscettibili. In particolare i bambini sembrano a maggior rischio per alcuni effetti respiratori quali lo scatenamento di crisi di asma bronchiale e l´insorgenza di sintomi respiratori (come tosse e catarro). La media della frequenza respiratoria di bambini in età 3-12 anni è approssimativamente doppia rispetto a quella di un adulto (425 rispetto a 232 l/kg/giorno); un bambino che gioca può respirare un volume d´aria 4,5 volte maggiore di quello di un adulto sedentario. Esistono studi realizzati in molti Paesi europei e negli Stati Uniti che mettono in evidenza un’associazione fra i livelli di inquinanti atmosferici e il numero giornaliero di morti o di ricoveri in ospedale per cause respiratorie e cardiovascolari.
Di fronte a una situazione di questo tipo, appare evidente la necessità di combattere con ogni mezzo l’inquinamento atmosferico e mettere in campo interventi che portino una sua riduzione significativa in tempi ragionevoli. E’ necessario investire nel trasporto pubblico, e nella diffusione di sistemi di mobilità a basso impatto (reti ciclopedonali, zone a traffico limitato nei centri urbani, carsharing etc.). La cosa da fare ancora prima, però, è evitare di peggiorare ulteriormente la qualità della nostra aria. Occorre quindi evitare la realizzazione di inceneritori, che bruciano rifiuti e immettono veleni nei cieli; e non eseguire interventi che possano aumentare il traffico di automobili ed i consumi di combustibili fossili (infrastrutture pesanti, grandi agglomerati commerciali, strade e autostrade etc.). Assieme a ciò, deve essere posta in atto una decisa politica di conservazione del suolo e di lotta alla cementificazione del territorio. Infatti ogni porzione di terreno dove si costruisce un palazzo, un capannone o un parcheggio, è un pezzo di terra che non potrà più ospitare alberi e piante, e che quindi non potrà più produrre ossigeno per farci respirare. Gli interventi edilizi, d’ora in avanti, dovrebbero essere eseguiti esclusivamente ristrutturando l’esistente. In altri termini si dovrà arrivare al consumo di suolo zero. Si tratta di un percorso arduo, ma è un percorso a cui la nostra società è obbligata se vuole tutelare la salute delle persone. Brugherio Futura si è impegnata e si impegnerà per raggiungere questi importanti obiettivi.
Inquinamento dell'aria
Avevo già espresso in un mio “Credo” come il rendersi indipendenti dal petrolio non sia solo una convenienza economica ma anche un imperativo morale, a causa delle gravissime lesioni ai più basilari diritti umani che vngono causate dalle aziende durante tutto il processo di estrazione-lavorazione e distribuzione.
L’ennesima dolorosa conferma ci viene dal Niger, dove le compagnie petrolifere che estraggono il petrolio nella zona del delta del fiume Niger continuano a fare i loro sporchi (e tossici, e mortali) comodi incuranti delle terribili conseguenza che ne derivano alla popolazione e al territorio. Leggete voi stessi cosa scrive Amnesty Internazional in proposito:
…….. TRAGEDIA DEI DIRITTI UMANI NEL DELTA DEL NIGER. LE RESPONSABILITA’ DEL GOVERNO E DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE, IN PARTICOLARE SHELL. AMNESTY ITALIA SCRIVE A ENI.
Amnesty International ha dichiarato oggi che ‘una tragedia dei diritti
umani’ e’ in atto nel Delta del Niger. I diritti umani della popolazione
vengono violati dalle compagnie petrolifere, che il governo nigeriano non
puo’ o non vuole chiamare a rispondere del proprio operato.
………….Il rapporto descrive le fuoriuscite di greggio, il gas flaring (torce di
gas), le discariche di rifiuti e gli altri impatti ambientali delle
compagnie petrolifere. La maggior parte delle prove sull’inquinamento e
sui danni all’ambiente raccolte da Amnesty International e illustrate nel
rapporto, riguarda le attivita’ della Shell, la principale compagnia
petrolifera che opera nel Delta del Niger. Il rapporto analizza anche le
conseguenze sui diritti umani delle attivita’ dell’azienda italiana Eni
Spa, che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil
Company (Naoc).
‘Le persone che vivono nel Delta del Niger sono costrette a bere, cucinare
e lavarsi con acqua inquinata e a mangiare pesce contaminato dal petrolio
e da altre tossine, se sono abbastanza fortunate da riuscire ancora a
pescarlo. La terra che coltivano si sta distruggendo. Dopo le fuoriuscite
di greggio, l’aria puzza di petrolio, gas e altri agenti inquinanti. La
popolazione denuncia problemi di respirazione e lesioni cutanee.
Nonostante tutto questo, ne’ il governo ne’ le aziende verificano
l’impatto umano dell’inquinamento’ – ha detto Gaughran.
………….Nonostante il massiccio inquinamento della terra, dei fiumi e di altri corsi d’acqua e le numerose denunce degli abitanti, non e’ disponibile praticamente alcun dato governativo sull’impatto dell’inquinamento petrolifero sulla popolazione nel Delta del Niger’ ……….
Alcune compagnie petrolifere, da parte loro, hanno tratto vantaggio da questo atteggiamento e hanno mostrato un profondo disprezzo per le conseguenze delle proprie attivita” …………..
la Shell continua a recare danno ai diritti umani, attraverso la mancanza di iniziative per impedire in modo efficace e mitigare l’inquinamento e i danni ambientali nel Delta del Niger’ …………….
Le comunita’ locali del Delta del Niger non hanno accesso neanche alle
informazioni minime sull’impatto dell’industria petrolifera sulle loro
vite, persino quando sono le comunita’ ‘ospitanti’…………..
Alcune compagnie impiegano negligentemente personale non qualificato per fermare le fuoriuscite di greggio, col risultato che i terreni e le acque vengono ulteriormente contaminati……………..
‘Il governo nigeriano cerca disperatamente di porre termine al conflitto
nel Delta del Niger, ma la poverta’ e i conflitti che continuano a
devastare la regione non vedranno la fine sino a quando le cause di fondo,
tra cui decenni di danni ambientali e l’impunita’ per le violazioni dei
diritti umani e ambientali, non saranno affrontate e risolte e il governo
nigeriano non avra’ sufficiente volonta’ politica e mezzi per confrontarsi
con le attivita’ delle compagnie petrolifere che causano massicce
violazioni dei diritti umani’ …………..
Se vuoi, unisciti all’appello di Amnesty International per la bonifica dell’area e una gestione più trasparente.
Avevo già espresso in un mio “Credo” come il rendersi indipendenti dal petrolio non sia solo una convenienza economica ma anche un imperativo morale, a causa delle gravissime lesioni ai più basilari diritti umani che vngono causate dalle aziende durante tutto il processo di estrazione-lavorazione e distribuzione.
L’ennesima dolorosa conferma ci viene dal Niger, dove le compagnie petrolifere che estraggono il petrolio nella zona del delta del fiume Niger continuano a fare i loro sporchi (e tossici, e mortali) comodi incuranti delle terribili conseguenza che ne derivano alla popolazione e al territorio. Leggete voi stessi cosa scrive Amnesty Internazional in proposito:
…….. TRAGEDIA DEI DIRITTI UMANI NEL DELTA DEL NIGER. LE RESPONSABILITA’ DEL GOVERNO E DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE, IN PARTICOLARE SHELL. AMNESTY ITALIA SCRIVE A ENI.
Amnesty International ha dichiarato oggi che ‘una tragedia dei diritti
umani’ e’ in atto nel Delta del Niger. I diritti umani della popolazione
vengono violati dalle compagnie petrolifere, che il governo nigeriano non
puo’ o non vuole chiamare a rispondere del proprio operato.
………….Il rapporto descrive le fuoriuscite di greggio, il gas flaring (torce di
gas), le discariche di rifiuti e gli altri impatti ambientali delle
compagnie petrolifere. La maggior parte delle prove sull’inquinamento e
sui danni all’ambiente raccolte da Amnesty International e illustrate nel
rapporto, riguarda le attivita’ della Shell, la principale compagnia
petrolifera che opera nel Delta del Niger. Il rapporto analizza anche le
conseguenze sui diritti umani delle attivita’ dell’azienda italiana Eni
Spa, che opera in Nigeria attraverso la consociata Nigerian Agip Oil
Company (Naoc).
‘Le persone che vivono nel Delta del Niger sono costrette a bere, cucinare
e lavarsi con acqua inquinata e a mangiare pesce contaminato dal petrolio
e da altre tossine, se sono abbastanza fortunate da riuscire ancora a
pescarlo. La terra che coltivano si sta distruggendo. Dopo le fuoriuscite
di greggio, l’aria puzza di petrolio, gas e altri agenti inquinanti. La
popolazione denuncia problemi di respirazione e lesioni cutanee.
Nonostante tutto questo, ne’ il governo ne’ le aziende verificano
l’impatto umano dell’inquinamento’ – ha detto Gaughran.
………….Nonostante il massiccio inquinamento della terra, dei fiumi e di altri corsi d’acqua e le numerose denunce degli abitanti, non e’ disponibile praticamente alcun dato governativo sull’impatto dell’inquinamento petrolifero sulla popolazione nel Delta del Niger’ ……….
Alcune compagnie petrolifere, da parte loro, hanno tratto vantaggio da questo atteggiamento e hanno mostrato un profondo disprezzo per le conseguenze delle proprie attivita” …………..
la Shell continua a recare danno ai diritti umani, attraverso la mancanza di iniziative per impedire in modo efficace e mitigare l’inquinamento e i danni ambientali nel Delta del Niger’ …………….
Le comunita’ locali del Delta del Niger non hanno accesso neanche alle
informazioni minime sull’impatto dell’industria petrolifera sulle loro
vite, persino quando sono le comunita’ ‘ospitanti’…………..
Alcune compagnie impiegano negligentemente personale non qualificato per fermare le fuoriuscite di greggio, col risultato che i terreni e le acque vengono ulteriormente contaminati……………..
‘Il governo nigeriano cerca disperatamente di porre termine al conflitto
nel Delta del Niger, ma la poverta’ e i conflitti che continuano a
devastare la regione non vedranno la fine sino a quando le cause di fondo,
tra cui decenni di danni ambientali e l’impunita’ per le violazioni dei
diritti umani e ambientali, non saranno affrontate e risolte e il governo
nigeriano non avra’ sufficiente volonta’ politica e mezzi per confrontarsi
con le attivita’ delle compagnie petrolifere che causano massicce
violazioni dei diritti umani’ …………..
Se vuoi, unisciti all’appello di Amnesty International per la bonifica dell’area e una gestione più trasparente.

Sono stati consegnati i lavori di riqualificazione della villetta ubicata in via Udine. Con il Sindaco Giuseppe Scopelliti ed il consigliere delegato all’arredo urbano Giuseppe Martorano erano presenti i presidenti della prima e quarta circoscrizione Giuseppe Altobruno e Paolo Brunetti ed il consigliere circoscrizionale Luigi Romeo. I lavori rientrano nel piano triennale delle opere pubbliche. La villetta oggetto di riqualificazione è posizionata tra via Udine e via Reggio campi, al confine tra prima e quarta circoscrizione, strade ad elevato traffico veicolare. Il progetto, redatto dall’architetto Fortunata Barbara Cereto, prevede la realizzazione di due aree di socializzazione, una destinata alla sosta ed attesa di mezzi pubblici attrezzata con elementi di arredo urbano e l’altra con dei giochi per bambini. Prevista inoltre la potatura e la definizione dell’intera vegetazione esistente, il potenziamento dell’impianto di illuminazione ed irrigazione e la pavimentazione dei percorsi pedonali e delle aree esistenti. L’opera, hanno precisato i rappresentanti della ditta appaltatrice, sarà pronta entro il mese di settembre. L’importo dei lavori ammonta a circa 44.000 euro.
“In questa parte di territorio mancava una zona attrezzata per i più piccoli ed un’area di sosta per mezzi pubblici – ha sottolineato il Sindaco Giuseppe Scopelliti. L’idea è quella di creare un vero e proprio polmone verde che possa diventare un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, in particolare per gli anziani. Una zona di socializzazione utile ai residenti L’area in questione necessitava di riqualificazione per questo l’intervento non era più differibile”.
“Devo dare atto ai nostri tecnici di aver operato anche in questo caso con grande professionalità – ha sottolineato il consigliere comunale delegato all’arredo urbano Giuseppe Martorano. Si tratta di un progetto che darà la giusta valorizzazione alla zona. In questi giorni – ha concluso Martorano – abbiamo in cantiere i lavori di riqualificazione di via nazionale a Catona, di sistemazione e posizionamento di verde attrezzato in via generale Forlenza a Gallina ed il completamento di piazza Focà a Gallico superiore”.
Dal quotidiano gratuito Metro del 30 giugno 2009
BASTA SPRECHI: NEL 2010 CARICABATTERIE UNICO
di Fabio Caltagirone
Dall’Unione Europea l’annuncio: siglato un accordo con i principali produttori di telefonini per avere un caricabatterie unico entro il 2009. Dal 2010 quindi non sarà più necessario comprare anche un nuovo dispositivo di ricarica al cambio del cellulare, cosa che comportava un giro d’affari a svariati zeri a spese dei consumatori e, logicamente, dell’ambiente.
Uno spreco su cui l’UE aveva già deciso di smettere di tacere a febbraio, quando il commissario dell’Industria Gunter Verheugen aveva avvertito i produttori: «O trovate una soluzione da soli o ci penseremo noi». Bastarono un paio di giorni perché alcuni dei protagonisti del settore (Nokia, Samsung, Motorola, LG e Telecom Italia) trovassero un primo accordo al congresso mondiale della telefonia mobile di Barcellona.
L’industria lamentava problemi tecnici di difficile soluzione per giungere a un simile traguardo, ma ora si è anche trovato lo standard, la presa microusb, che consentirebbe una riduzione dei consumi in stand-by del 50%. Il fronte dell’intesa si è ora allargato e in questi giorni ha trovato ufficialità.
Si sono infatti aggiunti anche Nec, Qualcomm, Rim, Sony Ericsson, Texas Instruments e persino la Apple, che precedentemente si era espressa in maniera tutt’altro che positiva sul progetto.
Dal quotidiano gratuito Metro del 30 giugno 2009
LA NUOVA FAUNA DEL MEDITERRANEO
La fauna marina del Mediterraneo sta mutando per effetto del cambiamento climatico. I mari del Belpaese più interessati sono quelli del Sud (Sicilia, Puglia e Calabria), l’Alto Adriatico e l’Alto Tirreno (soprattutto Arcipelago Toscano e mar Ligure).
Ci sono alcune specie “tradizionali” che stanno per essere sostituite da altre che tollerano meglio il caldo. Una sorta di “invasione biologica” di specie che fino ad alcuni anni fa erano assolutamente sconosciute in questo mare. Pesci “alieni” di provenienza subtropicale, penetrati dallo Stretto di Gibilterra e soprattutto dal Canale di Suez, un vero e proprio collegamento con il sistema Indo-Pacifico. Alcune di queste specie sono spesso oggetto di pesca commerciale, ma non mancano le spiacevoli sorprese: si sono infatti verificati casi di avvelenamento dovuti all’ingestione di “pesce palla”, di cui sono segnalate almeno tre specie in Mediterraneo, che hanno avuto una crescita “esplosiva” nel bacino orientale e sono state già avvistate anche in Italia.
L’INVASIONE DELLE ALGHE ASSASSINE
Il riscaldamento ha anche favorito la diffusione della Caulerpa taxifolia (la cosiddetta alga assassina) e la Caulerpa racemose, che si trovano in gran parte dei fondali costieri rocciosi italiani (tra i 5 e i 30 metri). Entrambe alterano il funzionamento dei fondali e, conseguentemente, ne riducono la diversità biologica.
La Energía fotovoltaica está preparada para formar parte de la corriente energética dominante en Eur
Dieci anni or sono, un gruppo di associazioni e di enti, quali Greenpeace, GTZ Proklima, UNICEF, UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e WHO (Organizzazione Mondiale della Salute), evidenziarono la necessità di realizzare dei refrigeratori indipendenti dalla rete elettrica e a basso impatto ambientale, nei quali mantenere in buono stato vaccini e derrate alimentari da portare in luoghi disagiati.
Nel medesimo periodo l’Istituto Tecnologico Danese, in collaborazione con alcune compagnie di settore quali la Danfoss Compressors, aveva intrapreso un progetto di ricerca e sviluppo sostenuto economicamente dall’Agenzia Danese per l’Energia. L’idea era quella di mettere a punto un frigorifero alimentato con energia solare, privo di batteria di riserva (pesante ed inquinante).
Le forze furono così unite in un progetto comune, che ha portato alla realizzazione di SolarChill.
Al momento, nei luoghi in cui l’accesso alla rete elettrica è difficile, la maggior parte dei frigoriferi è alimentata a kerosene e propano. Essi consumano un litro di carburante al giorno, emettono sgradevoli fumi, necessitano di essere spesso riforniti e non sono molto affidabili (per giunta, occasionalmente, prendono fuoco). Si aggiunga a questo che la combustione di kerosene e propano comportano emissione di gas serra e quindi contribuiscono al riscaldamento globale del pianeta.
Secondo i dati forniti da Greenpeace, sono attualmente in uso nel mondo circa 100.000 refrigeratori a kerosene, il che si traduce nella produzione media di 80 milioni di kilogrammi di CO2 all’anno: valore evidentemente elevatissimo.
Il frigorifero a pannelli fotovoltaici era già una realtà, prima dell’avvento di SolarChill, però esso prevedeva una batteria di riserva a piombo, destinata ad entrare in funzione durante la notte e nei giorni di scarsa illuminazione. Le batterie a piombo tendono a deteriorarsi facilmente, soprattutto in paesi dai climi caldi, pertanto devono essere sostituite frequentemente: ciò comporta un’elevata produzione di rifiuti tossici. In più esse sono molto costose. Ciò rendeva altamente conveniente continuare a far uso dei frigoriferi a kerosene.
SolarChill può fare a meno della batteria di riserva, perché sfrutta al meglio i processi termici e garantisce il mantenimento della bassa temperatura, durante la notte e nei giorni non assolati, grazie a ghiaccio prodotto durante il giorno.
In pratica, SolarChill è costituito da un vano refrigerato, ben isolato, affiancato da una serie di celle plastiche in cui viene formato il ghiaccio. Durante il giorno, processi di convezione forzata raffreddano l’ambiente interno al frigorifero, conservando vaccini e cibi in buono stato, nonché accumulano ghiaccio. Il tutto alimentato tramite energia solare. Nella notte, la temperatura del refrigeratore viene mantenuta nell’intervallo di valori desiderati grazie alla naturale convezione dallo scompartimento in cui è contenuto il ghiaccio.
SolarChill è equipaggiato con tre pannelli fotovoltaici da 60W ciascuno, prevede la possibilità – in caso di necessità – di ricorrere ad altre fonti di energia (connettendolo per esempio ad un generatore di energia a turbina eolica) e non presenta elettronica esterna che necessiti alimentazione costante da rete. Esso è isolato in maniera eccellente e non utilizza fluorocarburi per il raffreddamento né per l’isolamento.
I primi prototipi sono stati testati a lungo in prima istanza in laboratorio, dimostrando di poter soddisfare a pieno le richieste del WHO relative ai refrigeratori per vaccini. SolarChill, come emerso dai test, può infatti mantenere la temperatura interna nell’intervallo desiderato di 0°C-8°C, con ambiente esterno a 32°C. Tali valori sono inoltre garantiti anche in caso di quattro giorni successivi in assenza di sole.
SolarChill è ora in uso sul campo in tre paesi del sud del mondo: Senegal, Indonesia e Cuba. I risultati riportati, secondo quanto dichiarato da Greenpeace, sono alquanto soddisfacenti.
Ne concludiamo, dunque, che si è dimostrato di poter alimentare completamente un frigorifero tramite pannelli fotovoltaici e senza l’uso di batterie di riserva.
A questo punto perché non trasferire tale tecnologia alla refrigerazione ad uso domestico e commerciale (di piccola taglia)? Un frigorifero con tali caratteristiche potrebbe essere inserito nel mercato non solo dei paesi del sud del mondo, bensì anche in quelli del nord. Si tratterebbe di un elettrodomestico ecocompatibile ed economicamente conveniente.
Fonte: Terranauta
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Dal quotidiano gratuito Metro del 30 giugno 2009
CINGHIALE NEI NAVIGLI
Un cinghiale di quasi due quintali è stato trovato nel Naviglio che attraversa Milano. I vigili del fuoco sono intervenuti per estrarlo dall’acqua ma, durante le fasi di soccorso, l’animale è morto. Sempre nel capoluogo lombardo, trovata una scimmia che passeggiava in pieno centro.

