


Archive for luglio, 2009
Carote, in primis, ma anche spinaci e radicchio, cicorie e lattughe, albicocche, pesche, peperoni e pomodori, ciliegie, sedani, cocomeri e meloni gialli…Non preoccupatevi, non stiliamo in questa sede una lista della spesa ma vi indichiamo solo quali, secondo una ricerca promossa dalla Coldiretti, sono gli alimenti che, assunti regolarmente, diventano i fedeli alleati di una dorata e sana eco-tintarella.
Ai primi rendez-vous estivi con il sole la vitamina A, di cui questi alimenti sono ricche fonti, vi proteggerà dal rischio di bruciature e dall’azione dei radicali liberi prendendosi cura della pelle in maniera del tutto naturale, in armonia col corpo e con l’ambiente. Per quanto riguarda l’uso di creme solari diffidate vivamente da quelle di derivazione sintetica.
Esulizole, Padimate-O, Benzophenone-3, Octinoxate, Octocrylene, Avobenzone, Methylbenzylidene camphor, Triclosan, parabeni sono solo alcune tra le più diffuse sostanze chimiche che ritrovate tra i “filtri” nella composizione dei solari più comuni. Contrariamente a quanto sostengono le case produttrici, sono sostanze che in più di uno studio si sono rivelate capaci di penetrare negli strati più profondi della pelle, rintracciabili in alcuni casi persino nelle analisi delle urine. Sostanze cancerogene, veleni responsabili delle mutazioni del DNA e che, dispersi nelle acque di mare, fiumi e laghi, anche in bassissime concentrazioni, generano organismi virali latenti in grado di interferire sui delicati equilibri dell’ecosistema marino.
Per rimanere fedeli alla nostra eco-estate, affidatevi dunque ad un eco-solare. I solari biologici, come tutti i cosmetici eco-friendly, provengono da piante coltivate senza fertilizzanti artificiali e pesticidi, non contengono ingredienti geneticamente modificati o derivati dal petrolio ne sostanze ricavate dagli animali, sono ipoallergenici, non contengono conservanti (al massimo quelli che si usano anche per gli alimenti: acido citrico, acido sorbico, sodio benzoato), sono liberi da impurità chimiche che spesso provocano irritazioni e, “per quanto riguarda l’efficacia, non c’è nessuna differenza tra un prodotto chimico e uno biologico” afferma Antonella Antonini, docente di cosmetologia all’Università di Ferrara “anzi, le sostanze vegetali, come confermano innumerevoli ricerche, possono essere ricchissime di principi attivi. Tanto che gli stessi prodotti cosiddetti chimici hanno, molto spesso, una buona parte di ingredienti naturali“.
Eccovi allora qualche informazione che vi guidi nella scelta. Il prodotto bio deve riportare un marchio che ne attesti le caratteristiche biologiche. Gli enti di certificazione piu’ diffusi sono Aiab, Icea, Bdih, l’austriaco Abg ed il francese Ecocert (questi ultimi certificano solo i cosmetici col almeno il 95% di materie prime di origine naturale), mentre il bollino “Cosmesi naturale controllata” indica prodotti a base prevalentemente di materie prime quali oli, grassi e cere vegetali, estratti di erbe e idrolati, nonché oli essenziali ed aromi provenienti da coltivazioni biologiche controllate o da raccolta controllata di erbe selvatiche.
Per finire, riguardo ai termini di scadenza del prodotto aperto, controllate le indicazioni del PAO (period after opening) riportato all’interno della confezione ma ricordate che solitamente, poiché scevro di conservanti, la vita di un prodotto biologico è di circa tre mesi.
Fonte: GreenMe
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Il governo giapponese, con la collaborazione di 16 importanti imprese giapponesi che operano in diversi settori, ha dato vita ad un nuovo fondo di investimento per “favorire l’innovazione tecnologica in vari settori strategici con un capitale iniziale di 90,5 miliardi di yen”, circa 680 milioni di euro. Il fondo avrà una garanzia statale, sarà gestito come una società per azioni, durerà 15 anni e dovrebbe promuovere investimenti per un totale di 1.000 miliardi di yen, circa 7,5 miliardi di euro. IN questo modo si vuole cercare di avvicinare il mondo della ricerca e l’industria nei settori energia, ambiente, biotecnologie e medicina.
Il cambiamento climatico: 1000 anni fa, attualmente, prossimo futuro. Sono sufficienti il Protocollo
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La necessità aguzza l’ingegno: questo dispositivo utilissimo, chiamato “smart charger” è stato realizzato da due giovani studenti Kenioti che risiedono in aree rurali prive di elettricità.
Jeremiah Murimi e Pascal Katana, 45 anni in due, utilizzano una dinamo collegata alla bicicletta per ricaricare le batterie dei loro cellulari praticamente a costo zero: l’accumulatore è stato realizzato con pezzi di radio e tv usate.
Geniali: un’ora di pedalata può ricaricare completamente la batteria. Il Kenyan National Council for Science and Technology è molto interessato, e potrebbe fornire i fondi per sviluppare in massa il progetto.
Fonte: FuturoProssimo
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Il tema della carta riciclata è stato già trattato da greenMe.it in diverse occasioni, così dopo ave
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Non posso che riportare una lettera inviata dalla Dottoressa Patrizia Gentilini al Resto del Carlino, riguardante l’allarmante aumento di tumori fra giovani e bambini. In Italia la situazione è estremamente grave, eppure si continua a non voler cogliere il nesso fra inquinamento e incremento di neoplasie. In uno Stato dove non esiste un adeguato controllo sulla gestione e lo stoccaggio dei rifiuti, sulle emissioni industriali, su molti aspetti strettamente correlati alla nostra salute, l’azione di medici come Patrizia Gentilini è preziosissima. Peccato però che la rilevanza sui media sia pressoché irrisoria. Vi invito quindi a leggere e a inoltrare questa lettera a quante più persone possibile.
In linea il report mensile di Arpa sui dati di qualità dell’aria rilevati dalla rete provinciale di monitoraggio,
relativo al mese di Giugno 2009.
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Ripubblichiamo questo interessante articolo dell’Italia dei Valori del Friuli Venezia Giulia, riguardante un impianto eolico nel golfo di Trieste.
Ansaldo Sistemi Industriali Spa progetta la costruzione di un impianto per la produzione di energia eolica nelle acque del Golfo di Trieste. Lo ha annunciato l’ad di Asi Spa, Claudio Andrea Gemme, nel corso della cerimonia di posa della prima pietra per l’ampliamento delle officine di produzione di macchine elettriche, a Monfalcone, in provincia di Gorizia. La struttura di oltre 6.000 metri quadrati, destinata alla realizzazione di macchine elettriche di grandi dimensioni (oltre le 100 tonnellate), comporterà un investimento di oltre 14 milioni di euro e 18 mesi di lavori. «Questo investimento – ha affermato Claudio Andrea Gemme – rappresenta un eccezionale segnale di fiducia che il nostro azionista, il Fondo Patriarch, ha voluto confermare nell’ambito di un programma di impegni che permetteranno alla nostra azienda di traguardare un futuro di continuità e prosperità. In questa fase di crisi mondiale – ha proseguito Gemme – crediamo si debbano cogliere opportunità come questa per riorganizzare processi e attività interne e per riposizionarsi in un mondo che diventa sempre più competitivo». Nelle intenzioni di Asi Spa si potrebbe puntare anche alla creazione di una sorta di «parco eolico offshore» nel Golfo giuliano, utilizzando tecnologie che l’azienda possiede e ha presentato in altre regioni italiane. Il progetto è stato illustrato a grandi linee nei mesi scorsi nel corso di un incontro al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.





