Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

IL COMPUTER CORRETTO? BIODEGRADABILE

di Chiara Sottocorona

Si è aperta con Evolutis l’era del Pc «verde»: è il primo computer al 100% riciclabile e biodegradabile. Costruito con bioplastiche ottenute da amido e vegetali, come la barbabietola, non contiene sostanze nocive. Anche le componenti elettroniche sono selezionate sulla base di materiali privi di piombo, cadmio, cromo o mercurio. L’apparecchio sfoggia colori vivaci, verde, giallo, blu, rosso, con vernici a base di sostanze naturali. Inoltre è dotato di software open-source, scaricabile gratuitamente da Internet, e consuma quasi il 30% in meno di un Pc tradizionale.

Non costa molto: da 500 a mille euro a seconda delle configurazioni. Evolutis è nato nella campagna francese dei Midi-Pirenei, progettato due ingegneri non ancora trentenni, Valentin Pineau e Hugo Hossah, sostenitori di «un’economia responsabile ed ecosostenibile».

Due anni fa, i due giovani avevano fondato la start-up Ashelvea, finanziata con un capitale iniziale di 75.000 euro. Il progetto è riuscito a mettere insieme una rete di ricerca con partner importanti, in Francia: l’Ecole de Mines di Albi, l’ENSIA (Scuola Superiore di Industria Agricola) di Toulouse e il laboratorio Agromat di Tarbes.

Nei mesi scorsi sono stati consegnati i primi Evolutis a scuole ed amministrazioni pubbliche. Entro l’anno, la società conta di arrivare a produrre 15.000 pc verdi. «Tracciamo tutto il ciclo di vita del prodotto e ne assicuriamo il recupero e il riciclaggio», dice Valentin Pineau. Anche lo smaltimento delle bioplastiche è compreso nel processo ecologico: «Servirà a ottenere fertilizzanti».

L’attenzione al riciclaggio è del resto forte ormai nel settore, anche da parte dei big dell’informatica. Negli ultimi due anni, per esempio, l’IBM ha trattato a livello mondiale 450 milioni di tonnellate di attrezzature informatiche, inviandone appena l’1% alle discariche. Mentre l’uso di plastiche riciclabili e l’ eliminazione di sostanze tossiche sta diventando un dovere per l’industria dei cellulari.

Il Motorola Renew W233, in uscita questo mese, è costruito con plastiche compresse ottenute da bottiglie d’acqua, riciclabile al 100% (ad eccezione della batteria). Sony Ericsson sta lanciando la serie «Green Heart» con il C901 e il Naite: due modelli dal guscio in plastiche riciclate e privi di metalli pesanti. E dopo l’estate è atteso il cellulare più «verde»: il Blue Earth di Samsung che, sul dorso, porta un mini-pannello solare di ricarica ed è dotato di un’interfaccia che regola il risparmio energetico. È un cellulare prodotto senza l’uso di piombo, cadmio o mercurio.«Vogliamo raggiungere il più alto status ecologico presso i nostri clienti e partner, offrendo i migliori prodotti a basso impatto ambientale», sostiene Sang Chu Lee, presidente di Samsung Italia. L’impegno è esteso anche ai monitor e ai televisori LCD. La tendenza, del resto, è chiara in tutto il settore.

Secondo il barometro della Green IT curato da IDC, il 34% delle aziende con più di mille addetti in Europa ha ormai adottato una strategia di ecocompatibilità e un altro 15% si dice intenzionata a farlo.

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