pompaggio longomosoUn Vereinhaus di Lengmoos pieno zeppo di persone, assiepate perfino sulla balconata superiore, e alla fine un risoluzione che non lascia dubbi:

“Investitori privati vogliono realizzare profitti a scapito del bene pubblico. Rischi e disagi ambientali superano di gran lunga i vantaggi diretti e chiaramente riconoscibili. Per questo chiediamo con fermezza che il consiglio comunale si esprima contro la centrale di pompaggio sul Renon e si opponga attivamente anche a livello provinciale. Non abbiamo bisogno della Centrale di pompaggio sul Renon!”

Sulla base di questo testo è stata lanciata una petizione popolare che già alla fine dell’assemblea è stata sottoscritta da centinaia di persone. A guidare l’iniziativa, un comitato spontaneo di cittadini che si chiama “Bürger an Bürger“. Cittadini per i cittadini: il primo loro argomento è, infatti, la assoluta mancanza di informazione da parte di Comune e Provincia. Il secondo argomento: i rischi ambientali del progetto che mettono in pericolo una delle più belle zone naturali (ma anche turistiche) dell’Alto Adige, lungo quel sentiero dove cent’anni fa veniva a passeggiare Sigmund Freud.

LA RICHIESTA PIU’ IMPORTANTE: A DECIDERE SU UN’OPERA COSI’ GIRANTESCA E CHE RESTERA’ IN ETERNO DEVONO ESSERE LE CITTADINE E I CITTADINI DEL RENON.

Riassumo i vari argomenti portati nella serata, avvertendo che i membri del comitato civico avevano letto attentamente le informazioni riportate in questo blog e a più riprese le hanno utilizzate. Salto dunque quelle parti, che potete leggere direttamente qui: http://riccardodellosbarba.wordpress.com/2009/03/30/renon-acqua-o-atomo/ 

MANCANZA DI INFORMAZIONE. Il progetto è stato presentato per la prima volta il 26 ottobre 2007, ma fino al marzo 2009 i cittadini non ne hanno saputo nulla. Il comune ha fatto tutto da solo, la Provincia pure. Dicendosi d’accordo (il comitato Via provinciale il 23 giugno 2008, comune il 7 agosto, la giunta provinciale nel settembre con l delibera 3162).

IMPATTO DELL’OPERA. E’ enorme. Tanto materiale quanto la piramide di Cheope, o la metà di una galleria dell’intero Tunnel di base del Brennero. Enormi depositi, oltre 300 viaggi di camion al giorno per portare via il materiale di scavo, un camion ogni 4 minuti sulla strada del Renon. L’enorme scavo altererà il microclima? Rovinerà le orecchie di abitanti e turisti? Dove sputeranno fuori l’aria malsana delle gallerie? E la puzza? Chi garantisce che le enormi masse idriche pompate nelle caverne resteranno sotto controllo? E se tunnel o caverne cedono?

Grande impressione hanno fatto due fotomontaggi che danno l’idea della dimensione dell’opera.  

Il primo fotomontaggio mostra la dimensione delle caverne che a serpentina per oltre 13 ettari costituiranno il bacino a monte, sotto il Viehweiderhof e la passeggiata Freud, poco oltre la ferrovia del trenino del Renon. Alta 20 m., riempita per 15 m. di acqua, la caverna è più di 10 volte un uomo e il doppio del tunnel automobilistico del Gottardo. Sotto il Renon, dunque, verrà scavata una gigantesca cavità rivestita di cemento armato, che resterà in eterno.

caverna deposito

Il secondo fotomontaggio mostra la caverna dove saranno ospitate le turbine. E’ tanto grande che potrebbe starci dentro il Duomo di Bolzano.

caverna turbine

 RISCHI AMBIENTALI. L’area è di grande pregio e molto sensibile. Preziosa per il turismo. La costruzione è IRREVERSIBILE. Che succede se la centrale fallisce perché il business coi prezzi dell’energia non funziona? (cosa probabile, visto che il differenziale tra energia di picco e energia di sfondo notturna si riduce sempre di più – vedi su questo blog). Lo scavo di tunnel e caverne mette in pericolo le già poche sorgenti dell’altipiano? L’enorme area che verrebbe attraversata da innumerevoli enormi caverne ha stabilità geologica? C’è il pericolo di cedimenti? E se vien tutto giù e finisce nella val d’Isarco non si rischia un disastro tipo Vajont?

COMPENSAZIONI, cioè lo zuccherino per il comune. Un impianto che fornisce acqua potabile al comune, più acqua per irrigare 150-200 ettari, più acqua anti incendi. C’è però un alternativa: invece di tutto questo, viene proposto un contributo a carico della società costruttrice di 4 milioni di euro al comune per “misure compensative”. Molte le domande aperte: da dove verrebbe l’acqua potabile? Deve essere usata una sorgente, in quale comune è situata?  Quanta acqua arriverà e per quanto tempo? Come verrà distribuita tra i contadini l’acqua per irrigazione? A che prezzo? E se l’acqua verrà a mancare, che succede?

VARIANTI DI PROGETTO. Esistono tre varianti al progetto, di diverso costo e impatto ambientale. In generale: meno costa al costruttore, più costa per l’ambiente. Esiste anche una quarta variante, la più impattante, secondo la quale il bacino superiore vierne costruito a cielo aperto con vasche di cemento armato di 110m. x 300m. alte 19 m. e poi ricoperte con 3m. di terra. E’ ovviamente molto meno caro dello scavo in galleria, ma significa una voragine enorme per anni sul lato più bello del Renon. Questa variante è stata aggiunta in un allegato al progetto presentato il 9 maggio 2008.

Rischi probabili, vantaggi pochi, una sola certezza: tutta l’operazione è fatta da privati in cerca di profitti privati. E per questi vogliono sventrare il Renon. Il gioco non vale la candela.

E il regalo dell’acqua potabile? “Certo che ci interessa – hanno detto le persone della iniziativa civica – ma l’approvvigionamento idrico del Renon non può dipendere da una società privata. E’ il Comune e la Provincia che devono realizzare un acquedotto, che non deve entrarci nulla con la centrale della Kelag”. L’acqua bene comune e pubblico.

“Io gliel’ho detto chiaro: da casa mia non passano”. Herbert Psenner, contadino dell’Ebenhof, confinante con l’area di cantiere, non ha dubbi. Chiede la parola appena finita la relazione e racconta. Quelli della società costruttrice sono andati da lui, volevano fargli firmare un sacco di carte e l’impegno a mettere a disposizione i suoi terreni per l’area di cantiere, per il deposito del materiale di scavo (“una collina di diversi metri di materiale mi vorrebbero costruire di fronte alla porta di casa!”) e per la strada di accesso.

 Lui ha mandato tutti a quel paese. Non intende mollare. Ha un piccolo agriturismo ben avviato, come molti altri suoi vicini, e non ha alcuna intenzione di vedersi rovinare tutto per i profitti di una società elettrica privata della Carinzia.

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