Dal quotidiano gratuito DNews del 29 luglio 2009

 

LA CRISI INQUINA MENO MA FRENA I FONDI PRIVATI PER RICERCA E SVILUPPO

 

di Aldo De Masi

 

La crisi ci fa risparmiare emissioni di anidride carbonica del 6% l’anno nel 2008 e nel 2009. Consolazione, tra le poche, che emerge dal Rapporto energia e ambiente 2008 dell’ENEA. Perché se a far più rumore nella relazione del presidente Luigi Paganetto è la “promozione” del nucleare, nell’ambito di un mix energetico che auspica anche importanti investimenti sulle rinnovabili, rischia di passare sotto silenzio l’elemento centrale: l’allarme lanciato sulla penuria di fondi pubblici e privati per l’innovazione, l’efficienza e il trasferimento tecnologico delle scoperte della ricerca all’industria e ai consumi.

Meno emissioni nel biennio 2008-2009, dunque. E dopo la crisi? L’ENEA ammette di non essere in grado «di valutare la tendenza che si affermerà in futuro». Insomma, se la domanda di energia riprendesse a correre, raggiungere i risultati di risparmio ed efficienza previsti per il 2020 potrebbe diventare molto difficile. «Nucleare e rinnovabili – si afferma inoltre nel Rapporto -non sono e non devono essere considerati in alternativa. Sono entrambi necessari». Soprattutto, sono necessari gli investimenti in ricerca. Per il nuovo solare termodinamico e per la fusione nucleare (le attuali centrali si basano sul processo di fissione) sui quali l’ENEA punta molto.

Nella bolletta

«L’attività di ricerca ed innovazione è essenziale», continua il Rapporto, che sottolinea il deficit di investimenti privati in ricerca e sviluppo, soprattutto sulle rinnovabili. «Giappone, Germania nonché Svezia e Finlandia – si legge – investono, nel settore privato, intorno al 2% del PIL, contro lo 0,5% dell’Italia, in ricerca e sviluppo per le rinnovabili. Spagna, Danimarca, Svezia, Finlandia e Germania investono sulle rinnovabili tra il 45% e il 25% della loro spesa di ricerca energetica, l’Italia il 15%».

Per ora a pagare la ricerca, sulla bolletta, sono i contribuenti: circa 60 milioni di euro l’anno prelevati sulla voce A5 della fattura dell’energia elettrica. Lo ha ricordato intervenendo alla presentazione del Rapporto il presidente dell’Autorità per l’Energia e il Gas Alessandro Ortis. «L’Italia – ha sottolineato Ortis – è in ritardo rispetto agli obiettivi di Lisbona coma quota del Prodotto interno lordo dedicata a sviluppo e ricerca». Un ritardo, ha concluso, «che riguarda in particolar modo «i finanziamenti privati».

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