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30
Leggo sul Corriere che c’è un uomo, nelle Fiandre, che da più di un anno vive a impatto zero, o quasi. Il suo nome è Steven Vromman, ma tutti lo conoscono come Low Impact Man.
Low Impact Man è un consulente ecologico della Ong Ecolife che dal Primo Maggio del 2008 ha iniziato a vivere low impact: usa acqua piovana per lavarsi e una batteria collegata alla sua bicicletta per produrre elettricità pedalando; compra solo vestiti usati (fatta eccezione per le scarpe da jogging) e mangia solo cibo prodotto localmente o coltivato direttamente a casa sua; ha isolato termicamente il pavimento con uno strato di truciolato ricavato da tappi di sughero e ha messo della pellicola trasparente sui vetri per trattenere il calore dalle finestre; inutile dire che non usa l’automobile e non possiede una TV, ormai si sa che non è una tragedia vivere senza – anzi, all’auto aveva rinunciato ben prima dell’anno scorso.
Così facendo Vromman ha risparmiato moltissimo sulle bollette, è arrivato a produrre solamente 20 chili di spazzatura in un anno (contro i nostri 546) ed è diventato molto famoso, tanto che da Settembre andrà in giro per il Belgio in tour (chiaramente un tour ecologico, che si muoverà col biodiesel ricavato dalla colza), ma non è questo ciò che conta: il suo obiettivo è di lasciare sul pianeta un’impronta ecologica non superiore a 1,6 ettari, che sarebbe la quantità di suolo procapite, attualmente. In Belgio, stando ai calcoli riportati dal Corriere, l’impatto ambientale medio è di 5,1 ettari, e nel resto dei paesi occidentali presumo che l’impatto sia più o meno quello lì. Low Impact Man era già un virtuoso prima, quando il suo impatto era pari a 3,5 ettari solamente.
Chiaramente Low Impact Man non è una specie di santone new age che si ritira a vivere in giardino cibandosi di petali di ciclamino: è un essere umano assolutamente normale. Non rinuncia alla tecnologia: usa il computer e ha anche un blog molto seguito, sul quale, tra l’altro, ieri ha dedicato un post ai visitatori italiani accorsi numerosi dopo aver letto l’articolo a lui dedicato dal «Corriere de la Sierra», nel quale si scusa di scrivere solamente in olandese e cerca di venire incontro agli italiani postando un video in spagnolo, (che è un pensiero carino, ma a tal punto forse è meglio linkare il servizio in italiano realizzato in modo eccellente da La7); ha poi un lettore mp3 a manovella – una cosa curiosissima che, girando la manovella per cinque minuti, permette di ascoltare musica per mezz’ora – e una bici pieghevole davvero bella che è anche un ingegnoso sistema di alimentazione per tutti gli elettrodomestici.
Lo stile di vita di Low Impact Man è un esempio da seguire per almeno tre motivi:
innanzi tutto (1) perché il rispetto per l’ambiente non è – come dire – una cosa fine a sé stessa: l’ambiente non è altro che il luogo in cui viviamo, e curarsene significa avere a cuore la propria vita;
poi (2) perché contenere il proprio impatto ambientale significa aver a cuore anche la vita altrui: di ambiente ce n’è uno, e ci viviamo tutti. Low Impact Man, nel suo piccolo, sta facendo un favore a me, a te, a tutti. Dovremmo ricambiare, se possibile, facendo altrettanto; altrimenti, almeno ringraziandolo per la premura;
e infine (3) perché il risparmio economico che ne consegue è un vantaggio non solo in termini finanziari, ma anche di salute: consumare meno significa spendere meno; spendere meno significa aver bisogno di meno soldi; aver bisogno di meno soldi significa potersi permettere di lavorare meno; lavorare meno significa avere più tempo libero da dedicare alle proprie passioni e ai propri cari.
Chiudo con le parole di Steven Vromman nel servizio di La7 (minuto 09:22): «È uno stile di vita che mi piace: ho meno spese e ho molte più occasioni per incontrare gli amici. [...] E ho intenzione di continuare così: lavoro molto meno».

