Archive for the 'ambiente' Category

Il tema della carta riciclata è stato già trattato da greenMe.it in diverse occasioni, così dopo ave
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Energia nucleare e sicurezza degli impianti: La UE fornisce nuovi strumenti di regolamentazione
Con la presenza di Stati che già utilizzano regolarmente gli impianti nucleari per la produzione di energia e con l’aumento degli …


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Non posso che riportare una lettera inviata dalla Dottoressa Patrizia Gentilini al Resto del Carlino, riguardante l’allarmante aumento di tumori fra giovani e bambini. In Italia la situazione è estremamente grave, eppure si continua a non voler cogliere il nesso fra inquinamento e incremento di neoplasie. In uno Stato dove non esiste un adeguato controllo sulla gestione e lo stoccaggio dei rifiuti, sulle emissioni industriali, su molti aspetti strettamente correlati alla nostra salute, l’azione di medici come Patrizia Gentilini è preziosissima. Peccato però che la rilevanza sui media sia pressoché irrisoria.  Vi invito quindi a leggere e a inoltrare questa lettera a quante più persone possibile.

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In linea il report mensile di Arpa sui dati di qualità dell’aria rilevati dalla rete provinciale di monitoraggio,
relativo al mese di Giugno 2009.
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rubinetto-goccia

[foto da: tx-wichitafalls.civicplus.com]

Un corretto e parsimonioso utilizzo dell’acqua in casa propria, ci consente di evitare di sprecare una risorsa fondamentale per tutti noi, ma anche di mantenere qualche euro in più nel portafoglio. Si tratta solo di cambiare qualche brutta abitudine, non di sconvolgere la propria vita..

Elenco qui qualche consiglio utile. Naturalmente se qualcuno ha consigli da fornire, non deve far altro che scriverli in commento!

Cucina:

-       applica un miscelatore alla parte finale del rubinetto. Questo strumento consente un minor uso d’acqua, in quanto viene miscelata all’aria senza per altro cambiarne il risultato.

-       usa la lavastoviglie solo quando sei certo di utilizzarne l’intera capienza, in questo modo risparmi acqua, luce e detersivo!

-       per lavare i piatti, riempi il pozzetto del lavabo d’acqua con un po’ di detersivo e usa quest’acqua per insaponare. Successivamente apri il rubinetto con un getto poco potente per il risciacquo.

-       mentre lavi i fornelli e le superfici, non lasciare il rubinetto aperto, ma attivalo solo nei momenti di risciacquo del panno.

Bagno:

-       preferisci la doccia al bagno per un risparmio di circa il 50%.

-       applica un miscelatore (come sopra) sia ai rubinetti che alla doccia.

-       quando lavi i denti, apri il rubinetto solo per bagnare lo spazzolino, risciacquarlo e sciacquare la bocca. Inoltre, se per quest’ultima operazione utilizzi un bicchiere, risparmi in maniera comoda.

-       installa un sistema di scarico al wc con doppio pulsante (quello che fermi tu stesso quando non serve più acqua). Il vecchio sciacquone spreca molto di più.

-       fai la doccia come gli scandinavi. Mentre ti insaponi, chiudi la doccia per risparmiare diversi litri d’acqua.

-       se utilizzi lametta e rasoio per raderti, il consiglio è quello di riempire circa a metà il lavabo e di utilizzare quell’acqua per sciacquare periodicamente la lametta. Tenere il rubinetto aperto costa litri!

Per tutta la casa:

-       controlla periodicamente lo stato del tuo impianto idrico. Basta chiudere tutti i rubinetti e verificare che il contatore non giri. In caso contrario, fai vedere subito l’impianto all’idraulico, per evitare sprechi e pericolosi danni alle strutture.

Giardino:

-       per innaffiare il tuo giardino, non utilizzare acqua potabile.

-       nel caso in cui tu abbia lo spazio, raccogli l’acqua piovana: non ha costi e ti basta farla arrivare dalla grondaia alla tua cisterna.

-       inutile dire di non utilizzare acqua potabile per la piscinetta dei bimbi…

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Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

FRIGORIFERI, CONGELATORI E SCALDABAGNI FANNO LA PARTE DEL LEONE NELLA RACCOLTA

di Rosaria Amato

Cosa sono esattamente i RAEE, e come si compone la raccolta? La partenza del nuovo sistema integrato ha permesso per il 2008 una stima precisa delle apparecchiature elettriche ed elettroniche arrivate nei centri di raccolta e trattate dai Sistemi Collettivi. Una prima grande divisione è tra RAEE “domestici”, cioè “provenienti da nuclei domestici o analoghi per natura e quantità”, e RAEE “professionali”, cioè “rifiuti prodotti dalle attività amministrative o economiche”. Le prime, cioè, sono le apparecchiature utilizzate dalle famiglie e le seconde dagli enti pubblici e dalle imprese private. I centri di raccolta, gestiti in genere dai Comuni, ritirano solo RAEE “storici”, quelli immessi sul mercato prima dell’1 gennaio 2008, provenienti dai nuclei domestici. Di contro, i Sistemi Collettivi recuperano e riciclano tutti i tipi di RAEE (anche se poi alcuni hanno delle specializzazioni particolari).

Arrivati ai centri di raccolta, i RAEE vengono suddivisi in cinque categorie. Proprio in base a questa divisione il Centro di Coordinamento RAEE ha stimato che per il 2008 il 36,58% della raccolta è stato costituito da “apparecchiature refrigeranti”, cioè frigoriferi, congelatori e scaldabagni (percentuale corrispondente a 24.039.185 kg di materiale); il 20,60% da “grandi bianchi”, cioè elettrodomestici del tipo lavatrici, lavastoviglie e cappe (percentuale corrispondente a 13.535.713 kg di rifiuti); il 27,48% da apparecchi televisivi e monitor (18.058.486 kg di rifiuti). La quarta categoria è costituita da “PED, CE, ICT, apparecchi illuminanti e altro”: si tratta di piccoli elettrodomestici (frullatore, macchina per il caffé elettrica, etc.), prodotti elettronici di consumo, telecomunicazioni, informatica (pc portatili), elettroutensili, giocattoli, dispositivi medici, apparecchi illuminanti privi di sorgente luminosa e altro; in questo caso la raccolta ha raggiunto la percentuale del 15,02%, corrispondente a 9.868.642 tonnellate. Infine l’ultima categoria di RAEE, R5 (sono tutte denominate R, seguita da un numero), è costituita dalle cosiddette “sorgenti luminose”: sono lampade a fluorescenza, e anche per le dimensioni costituiscono una piccola minoranza della raccolta, corrispondente a 211.388 kg, lo 0,32% del totale.

Dai centri di raccolta, i RAEE arrivano ai “Sistemi Collettivi”: infatti la legge attribuisce ai produttori di apparecchiature elettroniche ed elettriche “la responsabilità di finanziare e gestire la raccolta verso le isole ecologiche ed il trattamento dei RAEE”. E quindi sono stati costituiti consorzi o società senza finalità di lucro, ai quali i produttori si associano in base a una loro libera scelta. Attualmente quelli attivi in Italia nel settore dei RAEE domestici sono 15: si tratta di Apiraee; Ccr Reweee (smaltisce rifiuti domestici e professionali e anche pile e accumulatori), Dataserv Italia; Ecodom (costituito dai principali produttori italiani di grandi elettrodomestici, calde e scaldacqua); Ecoelit (raccoglie alcune aziende internazionali del comparto degli elettroutensili); Ecoem (raccoglie aziende che operano nel settore dell’elettronica di consumo); Ecolamp (specializzato nel recupero e nello smaltimento di apparecchiature di illuminazione e sorgenti luminose); Ecolight (a vocazione generalista, rappresenta oltre 1.000 aziende consorziate); Ecoped (specializzato in piccoli elettrodomestici); Ecorit; Ecosol; Erp (fondato da alcune multinazionali); Raecycle; Rimedia; Ridomus (specializzato nel riciclo di condizionatori per uso domestico).

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Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

ITALIA A TRE VELOCITÀ ANCHE PER I RAEE. CENTRO-NORD LEADER, IL SUD ARRANCA

di Rosaria Amato

Dal 99,5% dell’Emilia Romagna al 25,7% della Sicilia, passando dal 55,5% della Campania. In media nel 2008 il 78,5% della popolazione italiana risultava servita dal nuovo sistema multiconsortile RAEE, ma tale percentuale è una media che rispecchia realtà molto differenti. Ancora una volta, come spiega il Centro di Coordinamento RAEE, ci si trova in presenza di “un’ Italia a tre velocità”. In dettaglio, “le regioni del CentroNord si attestano su percentuali piuttosto alte. Il dato medio, considerando tutto il Nord Italia, è del 92,1%, in termini di popolazione servita. Si arrivano a toccare punte del 99,5% in Emilia Romagna, del 94% nel Veneto e del 91,5% in Lombardia”. Nel Centro Italia la percentuale della popolazione servita in media è intorno al 78%, ma ci sono regioni che vantano percentuali ben superiori, analoghe a quelle del Nord, come il 90,9% dell’Umbria e l’81,7% della Toscana.

La situazione, attesta il “Rapporto Annuale sul sistema di ritiro e trattamento dei RAEE”, “è notevolmente più difficile nel Sud e nelle isole. I motivi di tale ritardo sono imputabili anche a una maggiore difficoltà di accesso al nuovo Sistema RAEE, dovuto principalmente alla mancanza strutturale di Centri di Raccolta”. E pertanto, la popolazione servita “si attesta intorno al 52%”, con alcune eccezioni: “la Basilicata, dove il 61,5% della popolazione viene servita dal sistema RAEE “, e la Puglia, con il 74,4%. Fanalino di coda la Sicilia, con una percentuale del 25,7%.

Anche se si guarda ai quantitativi di RAEE raccolti primeggia il Nord. In testa, con una quantità di gran lunga superiore a quella di tutte le altre Regioni, comprese le prime classificate, la Lombardia, con 16.629.070 chilogrammi di RAEE raccolti. Di seguito il Veneto, che ha raccolto nel 2008 9.374.286 kg, superando il Piemonte di 1.629.447 kg. In coda il Molise, con 128.013 kg raccolti, penalizzato probabilmente, dal fatto di essere una regione dalle modeste dimensioni, tant’è vero che al penultimo posto si trova la Valle d’Aosta, altra microregione, ma del Nord Italia, in coda alla classifica, con 184.585 kg di raccolta.

Ai dati sulla popolazione servita e sui quantitativi di RAEE raccolti nel corso del 2008 vanno affiancati quelli sui centri di raccolta. È evidente infatti che, in attesa dell’imminente partenza del sistema di ritiro “uno contro uno” (previsto dal Decreto legislativo 151/2005, ma non ancora vigente, in mancanza di uno specifico decreto attuativo del Ministero dell’Ambiente, atteso già da tempo), la presenza di centri di raccolta comunali o comunque molto capillari facilita il contributo dei singoli cittadini alla rete predisposta dal Centro di Coordinamento. Dal Rapporto Annuale risulta che i 2785 centri di raccolta italiani sono così distribuiti: 2.130 al Nord Italia, 308 al Centro e 347 nel Sud e nelle Isole. Sembrerebbe a prima vista che il Centro se la cavi molto bene a dispetto del numero basso di punti di raccolta, mentre il Mezzogiorno risente della scarsità. In testa a sorpresa la Campania, con 113 centri di raccolta. Seguono la Puglia (77 centri) e la Sardegna (60). In coda il Molise con 14, mentre la Basilicata ne ha 22 e la Sicilia 28.

Nel Centro Italia primeggia la Toscana, con 91 centri di raccolta (che funzionano a pieno ritmo, considerato che la quantità di RAEE raccolti dalla Toscana, 4.791 tonnellate, è superiore a quella di diverse assai meglio servite regioni del Nord Italia). Seguono il Lazio, con 81 centri di raccolta, l’Umbria e le Marche. Ultimo l’ Abruzzo, con 13 centri di raccolta.

Nel Nord primeggiano i 711 centri di raccolta della Lombardia, seguiti dai 352 dell’Emilia Romagna, i 414 del Veneto, i 236 del Piemonte e i 187 del Friuli Venezia Giulia. Ultima la Valle d’Aosta, con 9 centri che hanno permesso nel 2008 la copertura di appena il 39% della popolazione e la raccolta di 184.585 kg di RAEE.

«Il problema al Centro e soprattutto al Sud è quello delle isole ecologiche – conferma Fabrizio Longoni, direttore del Centro di Coordinamento RAEE – i Comuni avevano l’obbligo di crearne un numero adeguato già dal ‘97, ma al Sud lo hanno fatto in pochi. E quindi, se è sicuramente vero che lo scambio uno contro uno potrà favorire il cittadino, che non dovrà più andare alla ricerca di un centro di raccolta lontano chilometri e chilometri, rimane il problema per il distributore: dove porterà i RAEE, se non ci sono abbastanza isole ecologiche?».

Colmare il gap tra Nord e Sud permetterà anche il raggiungimento dell’obiettivo che la legge italiana e comunitaria si prefiggono: la raccolta e il recupero di quattro chili di RAEE per abitante. «Nel 2008 siamo arrivati a 1,4 kg. – dice Longoni – Tuttavia le nostre stime potrebbero essere inferiori alla raccolta effettiva, dal momento che il passaggio al Centro di Coordinamento RAEE è stato graduale, e nella prima parte dell’anno la raccolta è rimasta per lo più nelle mani dei Comuni. Credo che quindi la cifra effettiva sia di circa due chili per abitanti. Ma con la partenza dello scambio uno contro uno si potrebbe raggiungere l’obiettivo dei 4 chili per abitante già nel 2009».

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Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

IL NUOVO SISTEMA PERMETTERÀ DI ABBATTERE LE EMISSIONI DI CO2

di R. Rap.

Dalla nuova gestione integrata dei RAEE vengono consistenti benefici all’ambiente. Il Centro di coordinamento RAEE li ha calcolati, arrivando alla conclusione che, rispetto alla vecchia gestione (rispetto alla quale il vecchio elettrodomestico finiva nella migliore delle ipotesi in una discarica) già con le oltre 65.000 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolte e in buona parte riciclate nel 2008 si sia arrivati a “un risparmio energetico attestato intorno alle 28.500 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) e a una riduzione di 540.000 tonnellate di CO2″. In riferimento al risparmio energetico, gli esperti del Centro di Coordinamento spiegano che si tratta “dell’energia elettrica necessaria ai consumi annui delle famiglie di una città di circa 100.000 abitanti”. Quanto al risparmio in termini di riduzione delle emissioni di CO2, e prendendo come parametro una qualunque autovettura “che mediamente, immette in atmosfera 185g/km di CO2″, le emissioni evitate “equivalgono a quelle prodotte da circa 100.000 auto che percorrono in un anno 30.000 chilometri ciascuna”.

Ma al momento in che misura un elettrodomestico, ad esempio un frigo, può essere “recuperato”? Arrivato agli impianti di stoccaggio, vengono rimosse in ambienti protetti le componenti pericolose, come gli interruttori a mercurio e i condensatori; vengono estratti oli e gas del circuito refrigerante, con l’eliminazione dei gas dannosi che inquinerebbero l’atmosfera; vengono infine separati il compressore dalla carcassa. A questo punto quello che rimane viene triturato, e i materiali riciclabili vengono nuovamente divisi in componenti metalliche e plastiche per recuperare le materie prime come ferro, rame, alluminio e plastiche, e subito avviate al riciclo.

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Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

RIFIUTI ELETTRONICI MAI PIÙ IN DISCARICA

di Rosaria Amato

Dalla discarica al recupero e al riciclo, sulla base dei principi “chi inquina paga” e della “responsabilità estesa condivisa”. Per i RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) il 2008 è stato decisamente l’anno della svolta, che ha segnato il passaggio, come sottolinea il presidente del Centro di Coordinamento RAEE Giorgio Arienti, «da un modello “puntiforme”, con standard qualitativi e quantitativi diversi nelle diverse zone del Paese, a una forma organica e coordinata di gestione». Mai più in discarica, insomma, o tantomeno nel greto di un fiume. Finalmente hanno trovato attuazione le direttive europee emanate a partire dal 2002, e così, dal novembre del 2007, una serie di decreti ministeriali hanno dato forma al sistema italiano, che ha mosso i primi passi dal gennaio 2008. I produttori assolvono al loro compito consorziandosi nei cosiddetti “Sistemi Collettivi”, che comprendono anche le aziende di trattamento, riciclo e smaltimento dei RAEE; attualmente ce ne sono 15, e operano senza fini di lucro.

Presso i Centri di Raccolta gestiti dai Comuni, grazie a un accordo con l’ANCI (l’Associazione dei Comuni Italiani), nel 2008 sono stati effettuati 36.584 ritiri, con una crescita imponente concentrata nella seconda metà dell’anno. Infatti se fino a giugno i ritiri effettuati sono stati circa 6.500, nei mesi successivi la cifra media si è quintuplicata. Ad aumentare sono stati di conseguenza anche i quantitativi di RAEE raccolti dal sistema multiconsortile: infatti a fine anno sono stati raccolti oltre 65 milioni di chilogrammi, con un forte aumento dai quasi 20.000 chili di gennaio agli oltre 9 milioni di dicembre. Sembrerebbe che gli italiani si siano accorti gradualmente del fatto che sia partito un nuovo sistema di raccolta, e che si mostrino desiderosi di collaborare.

D’altra parte, il nuovo sistema di raccolta e recupero dei rifiuti elettronici garantisce alla collettività indubbi benefici economici e ambientali: confrontato con il vecchio sistema della discarica, secondo i calcoli del Centro di Coordinamento RAEE, permette risparmi energetici pari ai consumi elettrici di una città di 100.000 abitanti e la riduzione di CO2 equivalente alle emissioni di 100.000 auto. «Sono convinta che i rifiuti da problema possano diventare una risorsa – afferma con sicurezza il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, nell’ introduzione al “Primo Rapporto Annuale sul sistema di ritiro e trattamento dei RAEE”, che verrà presentato domani, 7 luglio, a Roma – i RAEE possono essere una grande opportunità in termini economici, occupazionali, ambientali e di innovazione e una dimostrazione concreta di come sia possibile coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo sostenibile del nostro Paese». Anche perché, rileva il ministro, emerge un sempre maggiore «senso di responsabilità diffuso che coinvolge anche le istituzioni e le amministrazioni locali, chiamate a fornire servizi adeguati e innovativi per venire incontro alle esigenze dei cittadini». A permettere finalmente il decollo del nuovo sistema di gestione dei RAEE, ribadisce Arienti, è stato soprattutto «l’accordo di programma sottoscritto con ANCI», in seguito al quale «gli oneri del ritiro e del trattamento non ricadono più sugli enti Locali, bensì sono ripartiti, come previsto dalla normativa italiana ed europea, tra i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche che, attraverso i Sistemi Collettivi, si fanno carico della corretta esecuzione di tale attività».

In definitiva, in base all’accordo i cittadini continuano a disfarsi dei RAEE utilizzando i servizi messi a disposizione dai Comuni (che vanno dal ritiro a domicilio alla messa a disposizione dei Centri di raccolta). Ma dai Centri di Raccolta si passa poi ai Sistemi Collettivi per il trattamento dei Raee. Quest’ultimi si fanno carico infatti del ritiro dei rifiuti di apparecchiature elettroniche presso i Centri di raccolta, del trasporto alle aziende di trattamento accreditate, del controllo e della garanzia che tale trattamento avvenga secondo corretti criteri ambientali e di sicurezza, del recupero e dell’avvio al riciclo delle materie riciclabili, e infine dello smaltimento delle parti residue.

Un sistema ancora suscettibile di miglioramento, assicura il ministro Prestigiacomo: «A breve saranno emanate le norme che consentiranno di poter consegnare, senza alcun onere, la propria apparecchiatura non più utilizzabile, ad esempio una lavatrice o un frigorifero, al momento dell’acquisto di un elettrodomestico equivalente. Saranno semplificate le operazioni di ritiro dei RAEE da parte degli installatori e dei gestori dei centri di assistenza nonché le operazioni di trasporto di questi rifiuti negli impianti autorizzati».

E infatti le prospettive del Centro di coordinamento RAEE per il 2009 sono più che rosee. L’obiettivo è quello di raggiungere una raccolta di circa 150.000 tonnellate di rifiuti di materiale elettronico, oltre il doppio rispetto al 2008, proprio grazie alla nuova formula del ritiro “uno contro uno” da parte della distribuzione (norma tuttavia non ancora entrata in vigore). «Nei prossimi anni i quantitativi di rifiuti gestiti correttamente sono destinati a crescere fino ad attestarsi alle medie europee», assicura il Centro di Coordinamento.

I miglioramenti auspicati non vanno solo nella direzione della raccolta, ma anche del riutilizzo dei RAEE. Infatti il Rapporto Annuale prevede intanto un’accelerazione nelle aree del Paese che nel 2008 stentavano ancora ad avviare le procedure, ma anche una “crescita qualitativa del trattamento”. «Questo settore di nicchia – conclude il Rapporto – con l’incremento dei volumi attesi sarà in grado di mettere in campo tecnologie e risorse per intraprendere una strada di continuo miglioramento», che dovrebbe portare a migliori performance sia sul piano delle quantità di materiali reimpiegabili provenienti dal riciclo, sia sotto il profilo della qualità dei materiali stessi. E comunque già adesso i livelli di separazione e riutilizzo dei materiali sono piuttosto alti: da un frigorifero, per esempio, si arriva a recuperare l’86,6% di materie prime, costituite in primo luogo da ferro (66,1%), plastiche (9,6%), alluminio (2,7%) e rame (1,5%).

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Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

IL COMPUTER CORRETTO? BIODEGRADABILE

di Chiara Sottocorona

Si è aperta con Evolutis l’era del Pc «verde»: è il primo computer al 100% riciclabile e biodegradabile. Costruito con bioplastiche ottenute da amido e vegetali, come la barbabietola, non contiene sostanze nocive. Anche le componenti elettroniche sono selezionate sulla base di materiali privi di piombo, cadmio, cromo o mercurio. L’apparecchio sfoggia colori vivaci, verde, giallo, blu, rosso, con vernici a base di sostanze naturali. Inoltre è dotato di software open-source, scaricabile gratuitamente da Internet, e consuma quasi il 30% in meno di un Pc tradizionale.

Non costa molto: da 500 a mille euro a seconda delle configurazioni. Evolutis è nato nella campagna francese dei Midi-Pirenei, progettato due ingegneri non ancora trentenni, Valentin Pineau e Hugo Hossah, sostenitori di «un’economia responsabile ed ecosostenibile».

Due anni fa, i due giovani avevano fondato la start-up Ashelvea, finanziata con un capitale iniziale di 75.000 euro. Il progetto è riuscito a mettere insieme una rete di ricerca con partner importanti, in Francia: l’Ecole de Mines di Albi, l’ENSIA (Scuola Superiore di Industria Agricola) di Toulouse e il laboratorio Agromat di Tarbes.

Nei mesi scorsi sono stati consegnati i primi Evolutis a scuole ed amministrazioni pubbliche. Entro l’anno, la società conta di arrivare a produrre 15.000 pc verdi. «Tracciamo tutto il ciclo di vita del prodotto e ne assicuriamo il recupero e il riciclaggio», dice Valentin Pineau. Anche lo smaltimento delle bioplastiche è compreso nel processo ecologico: «Servirà a ottenere fertilizzanti».

L’attenzione al riciclaggio è del resto forte ormai nel settore, anche da parte dei big dell’informatica. Negli ultimi due anni, per esempio, l’IBM ha trattato a livello mondiale 450 milioni di tonnellate di attrezzature informatiche, inviandone appena l’1% alle discariche. Mentre l’uso di plastiche riciclabili e l’ eliminazione di sostanze tossiche sta diventando un dovere per l’industria dei cellulari.

Il Motorola Renew W233, in uscita questo mese, è costruito con plastiche compresse ottenute da bottiglie d’acqua, riciclabile al 100% (ad eccezione della batteria). Sony Ericsson sta lanciando la serie «Green Heart» con il C901 e il Naite: due modelli dal guscio in plastiche riciclate e privi di metalli pesanti. E dopo l’estate è atteso il cellulare più «verde»: il Blue Earth di Samsung che, sul dorso, porta un mini-pannello solare di ricarica ed è dotato di un’interfaccia che regola il risparmio energetico. È un cellulare prodotto senza l’uso di piombo, cadmio o mercurio.«Vogliamo raggiungere il più alto status ecologico presso i nostri clienti e partner, offrendo i migliori prodotti a basso impatto ambientale», sostiene Sang Chu Lee, presidente di Samsung Italia. L’impegno è esteso anche ai monitor e ai televisori LCD. La tendenza, del resto, è chiara in tutto il settore.

Secondo il barometro della Green IT curato da IDC, il 34% delle aziende con più di mille addetti in Europa ha ormai adottato una strategia di ecocompatibilità e un altro 15% si dice intenzionata a farlo.

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