Archive for the 'ambiente' Category

Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

A ROMA IN AUTUNNO LA FIERA DELLE RINNOVABILI

Dal 30 settembre al 2 ottobre tutto il mondo dell’energia rinnovabile si darà appuntamento alla Fiera di Roma, che ospita Eolica Expo Mediterranean 2009. La manifestazione, che comprende anche l’ottava conferenza sull’energia eolica nel Mediterraneo, ha raddoppiato la superficie espositiva e ha già riempito l’80% dei due padiglioni dedicati all’energia del vento sui quattro di ZeroEmission Rome 2009, collocandosi al terzo posto a livello europeo.

Una leadership internazionale confermata dal 40% di espositori esteri, su un totale di circa 200. Tra questi saranno presenti i più importanti produttori mondiali di grandi turbine: Avantis Energy, Enercon, Furländer, Gamesa, GE Energy, Leitwind, Nordex, PowerWind, Repower, Siemens, Suzlon e Vestas.

Grande interesse anche da parte delle aziende specializzate nel mini-eolico, in virtù dei nuovi incentivi governativi.

«Dalla prima edizione di Eolica nel lontano 2003 – spiega Marco Pinetti, direttore della manifestazione e presidente di Artenergy – la fiera ha continuato a registrare una crescita costante in termini di superficie, visitatori ed espositori. A giudicare dall’ampia adesione, sembra quasi che nel settore della produzione di energia eolica la crisi si sia fatta sentire solo in modo molto marginale». Non a caso, tutte le indagini di settore prevedono una crescita a doppia cifra per molti anni a venire. «Alla crescita – precisa Pinetti – contribuirà in modo significativo l’eolico offshore , soprattutto in Gran Bretagna e in Danimarca, ma anche nel nostro Paese».

Alla luce della recente apertura del governo, molte aziende si stanno attrezzando per aprirsi nuovi sbocchi di mercato. In questo comparto l’Italia ha ancora grossi margini di crescita, con uno scenario destinato a evolversi man mano che si diffonderà l’impiego di turbine flottanti, che si possono installare in siti marini molto profondi, come quelli del nostro Paese. Anche in Italia l’eolico offshore rappresenta una grande opportunità da cogliere».

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Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

NUOVE TUTELE PER IL PAESAGGIO

No alle pale in nome dell’estetica. Sì alle pale perché fanno bene all’ambiente. Il dibattito è più che mai acceso. Il fronte del «no» annovera Ernesto Galli Della Loggia che tuona contro la «lebbra eolica», Alberto Asor Rosa che plaude al «divieto di pala» proclamato da Volterra. E anche Vittorio Sgarbi che si appella al capo dello Stato perché fermi «lo stupro delle pale». Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, rivendica fiero di «aver fermato l’eolico». Ma anche il sindaco di Gela Rosario Crocetta dice che sul golfo, tra le trivelle del petrolchimico, vuole gettare «uno sguardo pulito», non offuscato dai mulini che l’ENEL progetta a quasi 6 chilometri dalla costa. «Vogliono rubarci anche la bellezza – rincara Sgarbi – l’ultima cosa che rimane alla Sicilia martoriata dalla mafia».

Il più accanito è l’ex ministro dell’Ambiente Carlo Ripa Di Meana, che da anni guida Italia Nostra in una crociata senza quartiere: «Le gigantesche centrali industriali eoliche, che si avvicinano ormai ai 150 metri di altezza, sono rovinose per il paesaggio italiano in ogni sua espressione». L’Italia dovrebbe insomma bandire l’eolico dai suoi confini. Ma non tutti la pensano così.

Accordi

Legambiente e Greenpeace hanno appena firmato un protocollo d’intesa con l’Associazione Nazionale Energia del Vento, per il corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio. «In assenza di una direttiva nazionale che desse dei criteri di limitazione, gli associati ANEV si sono sempre autoregolamentati con una speciale attenzione nei confronti del territorio italiano e delle sue caratteristiche particolari estetiche e orografiche», spiega Simone Togni, direttore generale dell’associazione. Ora questi criteri sono stati codificati meglio e condivisi con le associazioni ambientaliste. «L’intesa esclude la costruzione di parchi eolici da tutte quelle aree che, pur non essendo precluse dalla normativa vigente, sono di particolare pregio ambientale e paesaggistico. Impone l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, quindi le più efficienti e silenziose. Obbliga alla minimizzazione degli impatti visivi e al ripristino totale dello stato dei luoghi al termine dei 15 anni di vita tecnica degli impianti», precisa Togni.

Sondaggi

Il protocollo d’intesa mette tutti i crociati della campagna anti-eolico di fronte alla realtà: le associazioni ambientaliste sono in maggioranza dalla parte delle pale. «Questo rispecchia la posizione prevalente nella popolazione: in generale l’accettazione dei nostri impianti è molto alta e non c’è un singolo progetto eolico che sia stato bloccato dalle proteste locali. Perfino il famoso caso del parco eolico di Scansano, portato davanti al giudice da un proprietario terriero del posto e da Italia Nostra, è finito in nulla e le pale continuano a girare come prima», sostiene Togni. Lo dimostrano i vari sondaggi d’opinione condotti sia dall’ANEV che da fonti indipendenti, dove le percentuali di favorevoli alla costruzione di campi eolici, anche vicini a casa, si aggira sul 95%. Chi ha ragione, dunque? «A giudicare dall’esito delle elezioni, si direbbe che i politici filo-eolico abbiano centrato l’obiettivo meglio degli altri», commenta Togni.

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Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

PICCOLI INCENTIVATI CRESCONO

Investimenti in crescita e tecnologia in piena evoluzione fanno dell’eolico una palestra per gli innovatori. E alcune promesse, come quella del mini-eolico o degli impianti offshore , si stanno già realizzando.

È boom, ad esempio, per gli impianti di piccola taglia perché dall’inizio anno anche questi investimenti possono beneficiare di un meccanismo di incentivazione simile al conto energia fotovoltaico. Si tratta di una fonte meno remunerativa dell’eolico di taglia normale, ma molto adatta a essere inserita in quel segmento della produzione di energia rinnovabile «fatta in casa» e sempre più integrata nella costruzione degli edifici in una realtà come quella italiana.

Nuove frontiere

Il movimento, per la verità, è iniziato prima degli incentivi: esistono già diversi produttori, come Ionica Impianti, Terom, Bluminipower, Siper, Ropatec e Tozzi Nord, che sfornano pale di piccola taglia, per ora sfruttate soprattutto per dare corrente ai rifugi di montagna o alle barche a vela, ma usate anche nelle zone agricole.

L’eolico offshore , invece, in Italia non decolla, mentre i progetti si moltiplicano nei mari del Nord. Qui i mulini che girano davanti alle coste sono ormai una presenza industriale consolidata. Anzi, sta cominciando ad affermarsi anche l’idea di piantarli in mare aperto, per sfruttare venti più potenti. Già da alcuni mesi, ad esempio, è entrata a regime al largo della costa olandese la Princess Amalia Wind Farm: con le sue 60 turbine da 2 megawatt ciascuna, è la più grande centrale eolica offshore mai realizzata nel mondo oltre il limite delle 12 miglia, che segnano le acque territoriali, ma anche la più lontana dalla terra ferma e quella installata alla maggiore profondità.

La mega-centrale è gestita da Econcern, gruppo internazionale con sede nei Paesi Bassi, insieme a Eneco, big delle utilities olandesi, che si sta riposizionando nella produzione di rinnovabili.

Attraverso la sua controllata Evelop, la holding olandese partecipa anche in altri due progetti analoghi, quello di Scira, con una capacità di 315 megawatt nelle acque territoriali britanniche e quello di Belwind da 330 Mw al largo della costa belga. Oggi l’installazione offshore costa il doppio di quelle sulla terraferma, ma il mare è un territorio di frontiera, nel quale i costi sembrano destinati a calare rapidamente.

Nell’area compresa tra la penisola scandinava, la Gran Bretagna e l’Europa continentale, gli esperti hanno già sviluppato generatori che utilizzano la forza delle onde o delle maree, come quelli attivi a Saint Malo in Francia (240 mega watt) o a Murmansk in Russia (400), che potrebbero essere abbinati alle windfarm.

E c’è chi pensa di moltiplicare la potenza installata aumentando la dimensione delle pale. Un primo esempio è Beatrice, prototipo record di turbina da 6 megawatt di potenza, con un diametro di 126 metri e un mozzo alto 95, realizzata dal colosso tedesco dell’eolico Repower e installata al largo delle coste scozzesi, in un campo petrolifero. È il primo esemplare del programma europeo Downvind, che punta a combinare le tecnologie di sostegno delle piattaforme petrolifere con le turbine, consentendo così di sfruttare anche i fondali più profondi, dove i generatori sollevano meno obiezioni e producono meglio.

Barriere

Queste sono tecnologie che potrebbero essere sfruttate molto bene lungo le coste italiane, dove la profondità dei fondali è maggiore rispetto alle coste olandesi. Ma per ora da noi non si muove quasi nulla. Il progetto in joint venture fra ENEL e il gruppo Moncada di installare 115 aerogeneratori nelle acque del Golfo di Gela, con una potenza complessiva tra i 345 e i 575 mega watt e un investimento previsto di 500 milioni di euro, ha già ricevuto il pollice verso sia dal Comune di Gela che da Licata e Vittoria.

Il Molise, dopo la fiera opposizione al parco da 162 mega watt della milanese Effeventi, si oppone ora anche al progetto della romagnola Trevi Energy, che vorrebbe realizzare 150 mega watt eolici al largo di Campomarino.

Proprio in relazione al progetto di Effeventi, già approvato dai Ministeri competenti, il governo ha impugnato per illegittimità costituzionale la legge regionale del Molise e ha ribadito che le competenze in materia di eolico offshore sono dello Stato.

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Dall’inserto Economia del Corriere della Sera del 15 giugno 2009

LA CARICA DEI LAVORI VERDI

Un potenziale occupazionale di 250.000 posti di lavoro nel 2020 per le fonti rinnovabili, di cui oltre 77.000 per l’eolico. È questo il risultato di uno studio dello IEFE dell’Università Bocconi sulle prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili, che fotografa l’Italia energetica del 2020 analizzando diversi scenari. E anche l’analisi dell’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) valuta il potenziale occupazionale del vento in Italia attorno ai 66.000 posti entro il 2020, se si realizzeranno i 16.000 megawatt eolici che il nostro Paese potrebbe ospitare.

Nuove nicchie

In un momento di cambiamenti epocali nell’organizzazione del sistema produttivo, e di forte crisi economica, sono cresciute le aspettative legate al ruolo positivo che l’innovazione tecnologica in campo energetico-ambientale può giocare sulla ripresa.

Basti citare un recente rapporto curato dall’UNEP, il Programma ambiente delle Nazioni Unite, in cui si sottolinea come nei prossimi anni saranno i green job ad ingrossare le fila dell’occupazione: solo nelle fonti rinnovabili, infatti, si passerà dagli attuali 2,3 milioni di occupati ad oltre 20 milioni di addetti nel 2030.

Lo studio IEFE parte dalla considerazione che le politiche energetiche europee potranno garantire «un’ opportunità di business e di sviluppo occupazionale per il nostro Paese», se gli sforzi si concentreranno sull’ industria nazionale. L’Italia presenta infatti «buoni livelli di attrattiva degli investimenti», ma per farcela occorre eliminare alcune barriere. A cominciare da un «quadro regolatorio incerto e instabile» e proseguendo con «le difficoltà di gestione dei flussi elettrici, a fronte di problemi di congestione e di alcune rigidità delle reti di trasporto».

Poi c’è il fronte industriale. Gli impianti che sfruttano le energie rinnovabili nel nostro Paese sono in decisa crescita, in particolare eolico e fotovoltaico, ma in certi settori la filiera industriale non capitalizza i segmenti con maggiori margini di guadagno. È per questo che occorre «sfruttare le risorse e le competenze già acquisite in altri settori manifatturieri (meccanica, automazione, elettrotecnica ed elettronica) per non lasciare il campo alle sole importazioni di apparati e componenti industriali degli impianti a fonti rinnovabili».

Record

Per quanto riguarda l’eolico, in realtà, la fascia alta della filiera, quella che si occupa della produzione degli aerogeneratori, è già piuttosto ben rappresentata. Con il suo stabilimento di Taranto, in dieci anni di presenza in Italia il colosso danese Vestas ha prodotto più turbine di tutto il parco installato nel nostro Paese. Con un migliaio di occupati, i danesi rappresentano ormai un tassello molto importante nel panorama industriale pugliese.

E ci sono altre due aziende – il gruppo Leitner a Vipiteno e il gruppo Moncada a Porto Empedocle – che hanno appena cominciato a produrre i primi aerogeneratori tutti italiani. E poi c’è la miriade di aziende che forniscono componenti molto importanti per il funzionamento dei grandi mulini. Non a caso, fra i professionisti «verdi» più ricercati nel mercato del lavoro, ci sono proprio il progettista meccanico e l’addetto al montaggio delle turbine. Due profili difficili da trovare.

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lug

26

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Dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica del 6 luglio 2009

IMBALLAGGI, TUTTI I BENEFICI DELLA RACCOLTA

di R. Rap.

Un risparmio pari a 3 miliardi e 244 milioni di euro. È la conferma su uno spazio temporale di dieci anni, dal 1999 al 2008, che il rapporto costi-benefici del riciclo dei rifiuti e del sistema dei CONAI-consorzi pende in modo deciso a favore dei benefici. Sono i dati contenuti nel bilancio “I benefici della raccoltariciclo in Italia”, realizzato dal professor Alessandro Marangoni di Althesys, che il CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, presenterà al pubblico nel corso del convegno “Le politiche dei rifiuti in Italia: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica” che si svolgerà a Roma domani, nella Sala delle Conferenze, piazza Montecitorio 123/A. L’impiego delle “materie prime seconde”, è evidente, consente vantaggi in termini non solo ambientali, ma anche economici. Uno sviluppo economico sostenibile, dunque, sta spingendo il nostro Paese sulla strada della “green economy”. Lo studio esamina in dettaglio i risultati prodotti dall’attività del sistema CONAI per il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio, sia in termini di costi che di benefici, sia economici che ambientali e sociali, diretti e indiretti. È il caso, come ricordato sopra, dei costi di smaltimento e delle emissioni da riciclo evitati e dei risparmi ottenuti dai materiali di riciclo. Tali effetti sono ricondotti all’attività del CONAI e dei consorzi e quindi calcolati in un’ottica differenziale, tramite il confronto tra due scenari. A uno scenario storico, che si riferisce alla gestione del sistema CONAI dal 1999 al 2008, si contrappone uno scenario alternativo che ipotizza in astratto l’assenza del sistema di raccolta differenziata attivato dal CONAI.

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Da Latina Oggi del 24 luglio 2009

AMIANTO, SFIDA PONTINA

di Valerio Sordilli

All’indomani di quella che sarà ricordata come la prima vittoria dei lavoratori rimasti uccisi dai micidiali aghi d’amianto, anche la Provincia di Latina si mobilità perchè a loro, e a tutti i familiari delle vittime del più subdolo tra i veleni, venga riconosciuto quanto il Governo ha prontamente stanziato. In una interrogazione discussa ieri mattina in Commissione Statuto e benedetta da buona parte della maggioranza e dell’opposizione – su tutti i consiglieri Fausto Nuglio e Domenico Guidi che l’hanno promossa – è stata avanzata specifica richiesta di «sollecitazione al ministro del Lavoro e il ministro della Sanità a emanare i decreti necessari all’organizzazione del “Fondo per le vittime dell’amianto” e del “Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici” e del decreto sulle modalità di attuazione delle norme inerenti i benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto». Nella proposta, è fatta espressa richiesta di «assegnare all’apparato tecnico provinciale il compito di far conoscere il deliberato odierno agli altri enti locali e alla Regione Lazio ai gruppi parlamentari, al Capo dello Stato, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, alle segreterie provinciali, regionali, nazionali dei sindacati confederali e all’Associazione Italiana Esposti Amianto di Latina al fine di garantire la massima diffusione ed efficacia dell’iniziativa proposta e di estendere tale deliberazione alle varie strutture territoriali. Il deliberato – si legge nella nota – dovrà essere inviato con la modalità più veloce a disposizione dell’ente a ai tre ministri incaricati dell’emanazione dei decreti».

Ma intanto ci sono buone possibilità che il decreto vada in porto. Come scrive infatti l’INAIL in una nota inviata alla Presidenza del Consiglio, «al presidente e al ministro del Lavoro non è sfuggita la necessità di finanziare il fondo per le vittime dell’amianto, tanto è vero che con la legge 304 del 31 dicembre 2008, comma 4378, tab. 4, pagina 190 della corrispondente Gazzetta Ufficiale, risulta la posta di bilancio e la conseguente disponibilità dell’importo di 30 milioni di euro». Il testo, che tornerà nuovamente al centro delle agende delle commissioni della prossima settimana, con ogni probabilità sarà licenziato già durante il prossimo Consiglio provinciale.

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Dal Messaggero del 24 luglio 2009

CENTRALI, ATTESA LA SENTENZA PER L’IMPIANTO A BIOMASSE

di Christian Capuani

La giornata dell’esame delle istanze al TAR contro il parere negativo del Comune di Pontinia sull’installazione delle due centrali a Mazzocchio si chiude con un nuovo rinvio per la turbogas (al 22 ottobre) e con l’attesa della sentenza per l’impianto a biomasse, sul quale i giudici amministrativi potrebbero comunicare la loro decisione – vista l’imminente pausa estiva – solo nel mese di settembre. Ieri il tribunale amministrativo ha ospitato le due udienze dei ricorsi presentati da ACEA Electrabel e Pontinia Rinnovabili per chiedere l’annullamento del parere emesso dal sindaco Tombolillo, che ha ostacolato l’iter autorizzativo dei due progetti. Ancora interlocutoria è stata l’udienza convocata per la vicenda della turbogas. Se il Comune di Pontinia ha portato a suo favore la ratifica dal parte del Consiglio comunale dell’elaborato Rir (riguardante gli insediamenti industriali a rischio di incidente rilevante), l’ACEA Electrabel è tornata al contrattacco presentando contro la posizione dell’amministrazione locale un quarto ricorso. Da parte sua il Comune sembra intenzionata ad impugnare presso il presidente della Repubblica l’autorizzazione Aia, che il ministero dall’Ambiente ha concesso all’ACEA nei mesi scorsi. Messi a verbale i nuovi atti, i giudici amministrativi hanno aggiornato la discussione al 22 ottobre. Già da oggi il TAR potrebbe invece comunicare la sentenza sul caso della centrale a biomasse, ma è più probabile che si debba aspettare settembre per conoscere l’esito del braccio di ferro tra il Comune e la Pontinia Rinnovabili. «La causa non è semplice e i giudici avranno bisogno di tempo per leggersi le memorie presentate. Noi vorremmo che la sentenza arrivasse subito – dichiara Paride Martella, legale della Pontinia Rinnovabili – ma attendiamo comunque fiduciosi». L’azienda ha ribadito la richiesta di 20 milioni di euro di risarcimento. Il TAR ha peraltro respinto la richiesta della Provincia di accedere agli atti della Conferenza Stato-Regioni, l’ente nelle cui mani ha rimesso il procedimento autorizzativo della centrale a biomasse.

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Morto di tumore a 12 anni, inceneritori a processo.

Il bambino (la cui vicenda riportammo qui, ndr) viveva a Coriano, quartiere della città dove si trovano i due inceneritori di Hera e Mengozzi, e nel 2006 era stato colpito da tumore alla prostata. Per i genitori la malattia sarebbe stata causata dai fumi degli impianti. Il 19 settembre ci sarà una nuova udienza del processo.

Aveva 12 anni e la luce del cielo attaccata agli occhi. È morto domenica per un tumore alla prostata: «Patologia rarissima a quell’età» dicono i medici. La vita e ora la morte del piccolo — la notizia è stata diffusa dopo i funerali di ieri — sono da tre anni il nucleo di una battaglia legale che da questo momento, se possibile, acutizzerà tutti i suoi angoli. I genitori puntano il dito contro le emissioni in atmosfera della coppia di inceneritori di Coriano — Hera e Mengozzi — accusati in tribunale…

d’essere alla base della malattia del figlio (residente proprio lì, nel quartiere dei due camini).

L’accusa formalizzata dal pm Filippo Santangelo — che dal disperato esposto della madre e del padre del bambino malato ha elaborato un procedimento ancora in fase introduttiva — è quella di lesioni colpose. Ma adesso è facile supporre che Santangelo muterà l’ipotesi in omicidio colposo. Così la sfida processuale inasprirà i toni, perché gli attori della lizza — giudici, avvocati e periti — non conoscono la pietà di una vita ammutolita a 12 anni. Vita che rischia di assurgere a simbolo, un prezioso dono offerto all’altare di una battaglia civile.

L’itinerario penale è alla stazione di raccolta delle prove ‘irripetibili’ (incidente probatorio). Il giudice Michele Leoni ha riunito attorno a un tavolo quattro esperti e ha ordinato di passare al setaccio ogni aspetto dell’attività dei due inceneritori. Due gli indagati (15 le parti offese, tra cui i genitori del piccolo, Wwf e il ClanDestino): Claudio Dradi, 56 anni, di Hera, ed Enzo Mengozzi, di 62, titolare dell’omonima ditta. L’accusa è abuso d’ufficio, falso ideologico, lesioni personali colpose e getto pericoloso di cose (ipotesi legata alle emissioni in atmosfera).

I quattro luminari delegati dal giudice (Roberto Montagnani, Davide De Dominicis, Livio Scatto e Mauro Sanna) hanno lavorato per un anno e mezzo. E adesso spiegano in aula lo stato di salute dei due comignoli sotto accusa. Ci sono state tre udienze. E il dato fondamentale che è emerso è che gli impianti sarebbero stati «anomali prima del 2005». Il 19 settembre si parlerà del presunto nesso tra esalazioni e malattia del bimbo. Da alcune indiscrezioni sembra che gli esperti abbiano escluso collegamenti di causa-effetto tra fumi e tumore. Ma altri studi direbbero il contrario. Il 19 settembre ne sapremo di più.

il resto del carlino


Un estratto del commento della dott.ssa Antonietta Gatti, massima esperta nonchè scopritrice delle nanopatologie, che ha seguito il caso del piccolo Massimiliano:

E’ morto Massimiliano un bambino di Forlì a cui non è stata data la possibilità di avere un futuro. E’ morto all’età di 11 anni per una rara forma tumorale, un rabdomiosarcoma cresciuto fra la vescica e la prostata. Dopo anni di sofferenza, che non dovrebbero toccare i bambini, se ne è andato col suo carico di metalli pesanti dentro il corpo.

Avevo analizzato i campioni bioptici del bambino e avevo trovato metalli anche in forma molto sottile: nanoparticelle.
A parte una particella di Oro e Argento, la cosa più sconvolgente è l’aver trovato nanoparticelle di Tungsteno e/o carburo di Tungsteno. Ora uno si chiede come sia possibile l’ingresso di queste polveri nel corpo di un bambino. Non è un metalmeccanico che lavora in fabbrica. L’unica sua colpa è di aver vissuto in una casa costruita fra due inceneritori : uno di rifiuti urbani ed uno di rifiuti ospedalieri. L’aria, ma pure il cibo dell’orto, non sono dei migliori da quelle parti. Se n’è andato ed io, pur sapendo, non sono stata in grado di fare niente.

Nei miei studi avevo già indotto nei topi lo stesso tipo di cancro semplicemente impiantando nei loro muscoli nanoparticelle (una pratica che cerco di evitare sempre, ma quella volta non si poteva fare altrimenti). Tutti quelli che avevano ricevuto nanoparticelle metalliche si erano ammalati di rabdomiosarcoma.

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Le nostre Osservazioni al PPGRU e la nostra Proposta di Rifiuti Zero 2020

La procedura di V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) del “Piano Provinciale sulla Gestione dei Rifiuti Urbani”, vera perla di saggezza innovazione e tutela della salute e dell’ambiente, prevedeva per legge la possibilità di presentare “Osservazioni” sui suoi contenuti.
La possibilità per il pubblico interessato scadeva il giorno 14 Luglio scorso.
Noi le abbiamo presentate sottoscrivendole insieme al Comitato Taranto Futura e all’Associazione CicloAmici (Fiab) Sez. Taranto, che hanno anche collaborato parzialmente alla stesura.
Appoggiati tra l’altro da un nutrito numero di associazioni :
AIL, Comitato per Taranto, Peacelink, Libera, Uil, Associazione 12 Giugno.
Ma non ci siamo limitati a presentare delle osservazioni sui contenuti del PPGRU, in quanto lo abbiamo ritenuto nel suo complesso inadeguato, specialmente perché è imperniato su discariche e inceneritori.
Noi portiamo avanti con decisione la modifica completa, totale del loro Piano sui rifiuti.
Per questo abbiamo presentato come controproposta un Piano sui rifiuti valido e opportuno : Rifiuti Zero 2020

Queste sono le nostre Osservazioni e la nostra Proposta di Rifiuti Zero 2020
La notizia delle nostre Osservazioni è stata pubblicata da TarantoOggi il 18 Luglio
Adesso siamo parte integrante della discussione sui contenuti del loro PPGRU, e speriamo di poter esporre ben altro, visto che probabilmente saremo convocati a relazionare e che anche altre osservazioni si sarebbero potute inserire se ci fosse stato maggiore tempo.

Se avrete la pazienza di leggere la nostra proposta, se sperate in una gestione oculata e proficua delle risorse naturali ed economiche, se conoscete quanto basta dei rischi connessi alle combustioni, se volete anche voi che una delle 5 Stelle si possa accendere,
diffondete ai vostri contatti le nostre Osservazioni e il Piano Rifiuti Zero 2020.
Collaborate con noi, nei modi che potete o che ritenete giusti.
Abbiamo la possibilità di mettere in atto un passo fondamentale per la nostra salute.
Ma anche per la nostra economia, per l’ambiente, per il lavoro.
Chi non conosce Rifiuti Zero 2020, spero avrà interesse e la possibilità – previa piccola ricerca nel nostro meetup e su internet – di darsi una piccola “infarinatura” e appena ci saremo contati potremo realizzare una bella conferenza sul tema Zero Waste, alla quale far partecipare come “ospiti interessati”gli attuali amministratori (sindaci, vice etc..) e le autorità ambientali (ARPA) e sanitarie (ASL).
Insieme, col fiato sul collo, possiamo fare moltissimo.

Federico

P.s. : ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile la redazione di questo documento.

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